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	<description>Parrocchia di Santa Fara Cinisi</description>
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		<title>Domenica, 29 Agosto, 2010 &#8211; XXII^ T.O.- La parabola dei primi e gli ultimi posti: chi si umilia sarà esaltato</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 10:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
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		<description><![CDATA[Luca 14,1.7-14 1. Ascolto del testo a) Preghiera iniziale Signore, abbiamo tutti un insaziabile bisogno di ascoltarti, e lo sai, perché tu stesso ci hai creati così. «Tu solo hai...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luca 14,1.7-14<strong><br />
1. Ascolto del testo</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/povero.jpg" rel="lightbox[763]"><img class="alignright size-medium wp-image-768" title="Povero" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/povero-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>a) Preghiera iniziale</p>
<p style="text-align: justify;">Signore, abbiamo tutti  un insaziabile bisogno di ascoltarti, e lo sai, perché tu stesso ci hai  creati così. «Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). In queste  parole crediamo, di queste parole abbiamo fame e sete; per queste  parole, in umiltà e amore, impegniamo tutta la nostra fedeltà. «Parla,  Signore, perché il tuo servo ti ascolta» (1 Sam 3,9). È la preghiera  trepidante dell’inconsapevole Samuele; la nostra è un po’ diversa, ma è  stata proprio la tua voce, la tua Parola, a cambiare la trepidazione  dell’antica preghiera nell’anelito di comunione di un figlio che grida  al Padre suo: Parla ché il tuo figlio ti ascolta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>b) Lettura del vangelo:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><sup>1</sup>Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e la gente stava ad osservarlo.<sup>7</sup>Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: <sup>8</sup>«Quando  sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché  non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te <sup>9</sup>e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l&#8217;ultimo posto. <sup>10</sup>Invece  quando sei invitato, và a metterti all&#8217;ultimo posto, perché venendo  colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne  avrai onore davanti a tutti i commensali. <sup>11</sup>Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». <sup>12</sup>Disse  poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena,  non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i  ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia  il contraccambio. <sup>13</sup>Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, ciechi; <sup>14</sup>e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>c) Momenti di silenzio orante:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per essere raggiunti  dalla parola di Cristo e perché la Parola fatta carne, che è Cristo,  possa abitare i nostri cuori e noi vi possiamo aderire, è necessario che  ci sia ascolto e silenzio profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>2. La Parola s’illumina (lectio)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">a) Contesto:</p>
<p style="text-align: justify;">La parabola sulla  scelta dei posti viene raccontata in giorno di sabato quando ormai Gesù è  a Gerusalemme, dove si compirà il mistero pasquale, dove si celebrerà  l’eucarestia della nuova alleanza, a cui segue, poi, l’incontro con il  vivente e l’incarico di missione dei discepoli che prolunga quella  storica di Gesù. La luce della pasqua fa vedere il cammino che il  Signore fa percorrere a tutti quelli che sono chiamati a rappresentarlo  come servo,diakonos, in mezzo alla comunità, raccolta attorno alla  mensa. È il tema lucano della commensalità o convivialità. Le realtà più  belle Gesù le ha realizzate, proclamate e insegnate a tavola in una  cornice conviviale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel capitolo 14 Luca,  con la sua arte di abile narratore, dipinge un quadro, in cui sovrappone  due immagini: Gesù a mensa definisce il volto della nuova comunità,  convocata attorno alla mensa eucaristica. La pagina è suddivisa in due  scene: prima l’invito a pranzo in casa di uno dei capi dei farisei, in  giorno di festa, sabato (Lc 14, 1-6); poi l’insegnamento con due piccole  parabole sul modo di scegliere i posti a tavola e i criteri per fare  gli inviti (Lc 14, 7-14); infine la parabola sulla grande cena (Lc  14,15-16), che riguarda ancora il problema degli invitati: chi  parteciperà alla mensa del regno? Questa si prepara fin d’ora nel  rapporto con un Gesù, che convoca attorno a sé le persone nella  comunità-chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Esegesi:</p>
<p style="text-align: justify;">- il sabato: giorno di festa e di liberazione</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il brano lucano:  «Un sabato era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare e  la gente stava ad osservano» (Lc 14, 1). In un giorno festivo Gesù è  invitato da un responsabile del movimento degli osservanti o farisei.  Gesù sta a mensa. In questo contesto avviene il primo episodio: la  guarigione di un uomo idropico impedito per la sua menomazione fisica  dal partecipare alla mensa. Quelli che sono colpiti nella carne sono  esclusi dalle comunità degli osservanti come si sa dalla Regola di  Qumran. Il pranzo del sabato ha un carattere festivo e sacro soprattutto  per gli osservanti della legge. Il giorno di sabato infatti si fa  memoria settimanale dell’esodo e della creazione. Gesù proprio nel  giorno di sabato ridà la libertà e reintegra nella piena salute un uomo  idropico.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli quindi giustifica  il suo gesto davanti ai maestri ed osservanti della legge con queste  parole: «Chi di voi, se un asino o un bue gli cade nel pozzo, non lo  tira subito fuori in giorno di sabato?». Dio è interessato alle persone e  non solo alle proprietà dell’uomo. Il sabato non si riduce ad  un’osservanza esterna del riposo sacro, ma è a favore dell’uomo. Con  questa preoccupazione rivolta all’uomo, è data anche la chiave per  definire i criteri di convocazione in questa comunità simboleggiata  dalla mensa: come fare la scelta dei posti? chi invitare e chi alla fine  parteciperà al banchetto del regno? Il gesto di Gesù è programmatico:  il sabato è fatto per l’uomo. Egli realizza nel giorno di sabato quello  che è il significato fondamentale della celebrazione della memoria  dell’uscita dall’Egitto e della creazione.</p>
<p style="text-align: justify;">- sulla scelta dei posti e degli invitati</p>
<p style="text-align: justify;">I criteri per  scegliere i posti non si basano sulle precedenze, sui ruoli o la  notorietà, ma si ispirano all’agire di Dio che promuove gli ultimi,  «perché chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»  (Lc 14, 11). Questo principio che chiude la parabola del nuovo galateo,  quello del rovesciamento dei criteri mondani, allude all’azione di Dio  per mezzo del passivo «sarà esaltato». Dio esalta i piccoli e i poveri  così come Gesù ha introdotto nella commensalità della festa sabbatica  l’idropico escluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono poi i criteri  per la scelta degli invitati. Sono esclusi i criteri di raccomandazione e  di solidarietà corporativa: «Non invitare i tuoi amici, né i tuoi  parenti, né i ricchi vicini…» «Al contrario, quando dai un banchetto  invita, poveri, storpi, zoppi, ciechi…» (Lc 14, 12.13). L’elenco  incomincia con i poveri, che nel vangelo di Luca sono i destinatari  delle beatitudine: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio».  Nell’elenco degli invitati i poveri sono precisati come i menomati  fisicamente, gli handicappati, esclusi dalle confraternite farisaiche e  dal rituale del tempio (cf 2Sam 5, 8; Lv 21, 18).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo stesso elenco  si ritrova nella parabola della grande cena: poveri, storpi, ciechi e  zoppi prendono il posto degli invitati di riguardo (Lc 14, 21).</p>
<p style="text-align: justify;">Questa seconda  parabola sui criteri di scelta degli invitati si conclude con questa  proclamazione: «E sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai  infatti la tua ricompensa nella risurrezione dei giusti» (Lc 14, 14),  nel tempo finale, quando Dio manifesterà la sua signoria comunicando la  vita eterna. A questo punto c’è una frase di un commensale che fa da  raccordo tra le due piccole parabole e la parabola sulla grande cena.  «Uno dei commensali, avendo udito ciò, disse: «Beato chi mangerà il pane  del regno di Dio!”» (Lc 14, 15). Questa parola che richiama la  beatitudine del regno e la condizione per parteciparvi mediante  l’immagine del banchetto, «mangiare il pane», introduce la parabola  della grande cena nel suo significato escatologico. Però questo  banchetto finale, che è il regno di Dio e la piena comunione con lui, è  preparato dalla commensalità attuale. Gesù racconta questa parabola per  interpretare la convocazione degli uomini con l’annuncio del regno di  Dio e attraverso la sua azione storica.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>3. La parola m’illumina (per meditare)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">a) Gesù stando in casa  del fariseo che l’aveva invitato a pranzo osserva come gli invitati  ricerchino i primi posti. È un atteggiamento molto comune nella vita,  non solo quando si sta a tavola: ciascuno cerca sempre il primo posto  nell’attenzione e nella considerazione da parte degli altri. Tutti,  cominciando da noi stessi, ne abbiamo esperienza. Ma badiamo bene, le  parole di Gesù che esortano ad astenersi dal cercare il primo posto non  sono semplicemente una esortazione di buon galateo; esse sono una regola  di vita. Gesù chiarisce che è il Signore a donare a ciascuno la dignità  e l’onore, non siamo noi stessi a darceli, magari vantando i nostri  meriti. Come ha fatto nelle Beatitudini, Gesù rovescia il giudizio e i  comportamenti di questo mondo. Chi si riconosce peccatore e umile viene  esaltato da Dio, chi invece pretende riconoscimenti e primi posti  rischia di autoescludersi dal banchetto.</p>
<p style="text-align: justify;">b) «Non metterti al  primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di  te… allora dovrai con vergogna occupare l&#8217;ultimo posto» (Lc 14,8-9).  Sembra che Gesù voglia prendersi gioco degli infantili tentativi degli  invitati che si destreggiano per raggiungere la posizione migliore; ma  il suo intento ha uno scopo più serio. Parlando ai capi d&#8217;Israele mostra  quale è il potere che edifica le relazioni del regno: &#8220;Chiunque si  esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato&#8221; (Lc 14,11). Descrive  loro &#8220;il buon uso del potere&#8221; fondato sull&#8217;umiltà. È lo stesso potere  che Dio sprigiona nell&#8217;umanità nell&#8217;incarnazione: &#8220;Al servizio della  volontà del Padre, affinché tutta la creazione ritorni a lui, il Verbo  non considerò «un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò  se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli  uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente  fino alla morte e alla morte di croce.&#8221; (Fil 2,6-8). Questa kenosi  gloriosa del Figlio di Dio&#8221; ha la capacità di &#8220;guarire, riconciliare e  liberare tutta la creazione. L&#8217;umiltà è la forza che edifica il regno e  la comunità dei discepoli, la Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Per pregare &#8211; Salmo 23</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il salmo pare ruotare  attorno ad un titolo “Il Signore è il mio pastore”. I santi sono  l’immagine del gregge in cammino: essi sono accompagnati dalla bontà e  lealtà di Dio, finché giungono definitivamente alla case del  Padre (L.Alonso Schökel, I salmi della fiducia, Dehoniana libri, Bologna  2006, 54)</p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore è il mio pastore: nulla manca.</p>
<p>In verdi pascoli mi fa riposare<br />
mi conduce, a fonti tranquille<br />
e ristora le mie forze;<br />
mi guida per il sentiero giusto<br />
facendo onore al suo nome.</p>
<p>Anche se vado per valli oscure,<br />
non ho paura, perché tu vieni con me,<br />
il tuo bastone e il tuo vincastro mi rasserenano.</p>
<p>Mi prepari una mensa di fronte ai nemici,<br />
mi ungi il capo con profumi,<br />
il mio calice trabocca.</p>
<p>La tua bontà e la tua fedeltà mi seguono<br />
Per tutta la vita,<br />
e abiterò nella casa del Signore<br />
per lunghissimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>5. Preghiera finale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Signore, grazie alla  tua luce che è scesa in me, è dilagata nella mia vita la convinzione che  sono un peccatore. Ho capito un po’ più a fondo che il tuo Figlio Gesù è  il mio Salvatore.<br />
La mia volontà, il mio spirito, tutto il mio  essere si aggrappa a Lui. Mi vinca l’onnipotenza del tuo amore, Dio mio.  Travolga le resistenze che spesso mi rendono ribelle, le nostalgie che  mi spingono ad essere svogliato, pigro; vinca tutto il tuo amore perché  io possa essere un felice trofeo della tua vittoria.<br />
Alla tua fedeltà  è ancorata la mia speranza. Sia che debba crescere nel turbine della  civiltà, sono un convertito in fiore e tu vigili su questa primavera  sbocciata dal Sangue del Figlio tuo.<br />
Ad uno ad uno tu ci guardi, ci  curi, vegli su di noi; tu, il Coltivatore di questa primavera della vita  eterna: tu, Padre di Gesù e Padre nostro; tu, Padre mio!» (Anastasio  Ballestrero).</p>
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		<title>Famiglia Cristiana: Berlusconi distrugge chi dissente</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Un editoriale del settimanale paolino, titolato &#8220;la Costituzione dimezzata,&#8221;  critica il metodo adottato dal presidente del consiglio nella gestione della politica: La regola del berlusconismo è distruggere chi dissente, come...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/famiglia-cristiana.jpg" rel="lightbox[752]"><img class="alignright size-full wp-image-547" title="famiglia-cristiana" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/famiglia-cristiana.jpg" alt="" width="225" height="180" /></a><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1941a8;"><strong>Un editoriale del settimanale paolino, titolato &#8220;la Costituzione dimezzata,&#8221;  critica il metodo adottato dal presidente del consiglio nella gestione della politica: La regola del berlusconismo è distruggere chi dissente, come con Boffo.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il Cavaliere è sempre più insofferente delle &#8220;forme&#8221; e dei &#8220;limiti&#8221; previsti dalla Costituzione. Ecco l&#8217;Editoriale di &#8220;Famiglia Cristiana&#8221; n.35, in edicola dal 25 agosto.</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.</p>
<p style="text-align: justify;">La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai. La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.</p>
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</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=XJ9OfzHjeA8&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=XJ9OfzHjeA8</a></p></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.famigliacristiana.it/Informazione/News/articolo/berlusconi-un-uomo-solo-al-comando.aspx" target="_blank">Fonte: Famiglia Cristiana</a></p>
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		<title>Domenica 22 Agosto 2010 – XXI Dom del Tempo Ordinario:La porta stretta e  l’annuncio della conversione dei pagani</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 09:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luca 13,22-30 1. LECTIO a) Orazione iniziale: Siamo davanti a te, o Padre, e non sapendo come dialogare con te ci facciamo aiutare dalle parole che il tuo figlio Gesù...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luca 13,22-30</p>
<p style="text-align: justify;">1. LECTIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Orazione iniziale:</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo davanti a te, o Padre, e non sapendo come dialogare con te ci facciamo aiutare dalle parole che il tuo figlio Gesù ha pronunziato per noi. Donaci di ascoltare la risonanza sconvolgente di questa parola: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno». È una parola che tu dici a ogni uomo e a ogni donna che l’orecchio al vangelo di tuo Figlio. Donaci di comprenderla. Per poter leggere la tua Scrittura e gustarla, sentirla ardere come un fuoco dentro di me, ti supplichiamo o Padre: donaci il tuo Spirito. E tu Maria, Madre della contemplazione, che hai conservato a lungo nel cuore, le parole, gli eventi, i gesti di Gesù, donaci di contemplare la Parola, di ascoltarla, di lasciarla penetrare nel cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Lettura del vangelo:</p>
<p style="text-align: justify;">Luca 13,22-30<br />
In quel tempo, 22Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme.23Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Rispose:24«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno.25Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. 26Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. 27Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità! 28Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.29Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. 30Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi».</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/porta_stretta.jpg" rel="lightbox[744]"><img class="aligncenter size-large wp-image-733" title="La porta stretta che conduce alla salvezza" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/porta_stretta-1024x780.jpg" alt="" width="620" height="472" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">c) Momenti di silenzio orante:</p>
<p style="text-align: justify;">Per mettersi in «religioso ascolto» della voce di Dio occorre un clima di silenzio, di calma interiore. Occorre creare nel proprio cuore «un angolo tranquillo in cui poter avere un contatto con Dio» (E. Stein) e poter realizzare una comunicazione profonda tra te e la Parola. Se non stai in silenzio davanti a Dio, in silenzio ad interrogare il suo volto, aprirai sì le labbra, ma a dire il vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;">2. MEDITATIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Chiave di lettura:</p>
<p style="text-align: justify;">Il brano della liturgia di questa domenica è inserito nella seconda parte del vangelo di Luca e dove la città di Gerusalemme, meta del cammino esistenziale e teologico di Gesù, è menzionata varie volte di cui tre fanno parte dell’itinerario liturgico post-pasquale: Lc 9,51 (13a domenica ordinaria “C”), Lc 13,22-30 (21a domenica ordinaria “C”) e Lc 17,11 (28a domenica ordinaria “C”). La notizia di viaggio, collocata all’inizio del testo evangelico, aiuta il lettore a ricordarsi di essere in cammino con Gesù verso Gerusalemme. Il cammino verso la città santa è il filo rosso che attraversa tutta la seconda parte del vangelo (Lc 9,51-19,46) e la maggior parte dei racconti è introdotta da verbi di movimento che presentano Gesù e i suoi discepoli come pellegrini o itineranti. Il cammino di Gesù verso la città santa non è in senso stretto un itinerario geografico, ma corrisponde a un viaggio teologico, spirituale. Tale percorso coinvolge anche il discepolo e il lettore del vangelo: l’essere in «cammino» di Gesù li configura come itineranti nel loro mandato di annunciare il vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di questo viaggio si affaccia la polemica con il mondo giudaico che in Lc 13,10-30 è racchiusa in tre episodi: 13,10-17 (la guarigione della donna curva), 18-21 (le parabole del granello di senapa e del lievito) e in 22-30 (il discorso della porta stretta). Quest’ultimo è il testo proposto dalla liturgia della Parola di questa domenica ed è così articolato. Innanzitutto una notizia di viaggio che crea lo sfondo al discorso di Gesù che viene presentato mentre «passava per città e villaggi, insegnando» (v.22). È una caratteristica lucana contraddistinguere il ministero di Gesù come itineranza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, in una tappa di questo itinerario verso Gerusalemme un tale interpella Gesù con una domanda: quanti sono quelli che si salvano? La risposta di Gesù non proferisce alcun numero circa i salvati ma con un’esortazione-ammonizione, «sforzatevi», indica un atteggiamento da assumere: «entrare per la porta stretta». L’immagine richiama al discepolo e alla comunità di Luca di indirizzare la propria preoccupazione sull’impegno esigente che il cammino della fede richiede. Subito dopo Gesù introduce l’insegnamento vero e proprio con una parabola che associa all’immagine della porta stretta quella del padrone di casa che, quando la chiude, non fa più entrare nessuno (v.25). Tale particolare evoca la finale della parabola delle dieci vergini in Mt 25,10-12. Tali esempi stanno a indicare che c’è un tempo intermedio nel quale bisogna impegnarsi per ricevere la salvezza prima che la porta si chiuda in modo definitivo e irreversibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la partecipazioni a momenti fondanti la vita della comunità, la cena del Signore («abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza») e la proclamazione della Parola («tu hai insegnato nelle nostre piazze»), se non supportate da uno un impegno di vita, non possono evitare il pericolo della condanna. Il vangelo di Luca ama presentare Gesù che partecipa alla mensa di chi lo invita, ma non tutti coloro che siedono a tavola con lui hanno automaticamente diritto alla salvezza definitiva che è venuto ad annunciare con l’immagine del convito. Così, anche, l’aver ascoltato il suo insegnamento non ti assicura automaticamente che sarai salvato. Infatti, in Luca l’ascolto della parola di Gesù è condizione indispensabile per essere discepolo, ma non è sufficiente, occorre la decisione di seguire il maestro, custodendo il suo insegnamento e portare frutto nella perseveranza (Lc 8,15).</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro che non sono riusciti ad entrare per la porta stretta prima che si chiudesse vengono chiamati «operatori di iniquità»: sono coloro che non si sono impegnati a realizzare il piano di Dio. La loro situazione futura viene presentata in modo figurativo con un’espressione che dice l’irreversibilità di non essere salvati: «Là sarà pianto e stridore di denti» (v.28).</p>
<p style="text-align: justify;">È interessante il riferimento ai grandi patriarchi biblici (Abramo, Isacco, Giacobbe) e a tutti i profeti: essi entreranno a far parte del regno di Dio. Se ai contemporanei di Gesù questa affermazione poteva sembrare che la salvezza era appannaggio d’Israele, per i cristiani della comunità di Luca costituiva un monito a non considerare in modo automatico questa modalità salvifica. Il regno che Gesù annuncia diventa il luogo in cui s’incontrano discepoli che vengono da «oriente e occidente, da settentrione a mezzogiorno» (v.29). Il discorso di Gesù inaugura un dinamismo di salvezza che coinvolge tutta l’umanità e si rivolge soprattutto ai poveri e agli ammalati (Lc 14,15-24). Luca, più degli altri evangelisti, è sensibile all’annuncio di una salvezza universale e presenta Gesù che offre la promessa della salvezza non più ristretta a Israele, ma a tutti i popoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Un segno di questa mutata condizione di salvezza è l’affermazione finale:«quelli che sono ultimi saranno i primi e quelli che sono primi saranno ultimi» (v.30). Un’affermazione che indica come Dio sconvolge e capovolge i meccanismi della logica umana: nessuno deve confidare nelle posizioni che ha raggiunto, ma è invitato a prendere sintonizzarsi continuamente sull’onda del vangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Alcune domande:</p>
<p style="text-align: justify;">i) La porta stretta della salvezza richiama la necessità da parte dell’uomo di impegnarsi nell’accedere a tale dono. L’immagine non dice che Dio vuole rendere difficile l’accesso alla salvezza, ma sottolineare la corresponsabilità dell’uomo, la concretezza della fatica e dell’impegno per raggiungerla. Il passare per la porta stretta – secondo Cipriano – indica trasformazione: «Chi non desidera essere trasformato prima possibile a immagine di Cristo?». L’immagine della porta stretta è simbolo dell’opera di trasformazione che impegna il credente in un lento e progressivo lavorio su stesso per affinarsi come personalità plasmata dal vangelo. Più propriamente l’uomo che rischia la perdizione è colui che non si propone alcuna meta e non si impegna in nessuna relazione di reciprocità con Dio, con gli altri e con il mondo. Spesso la tentazione dell’uomo è di proporsi altre porte, apparentemente più facili e utilizzabili, come quelle del ripiegamento egoistico, fare meno dell’amicizia con Dio e delle relazioni con gli altri. Ti impegni a costruire relazioni libere e mature o sei ripiegato su te stesso? Sei convinto che la salvezza ti è donata mediante la dimensione relazionale di comunione con Dio e con gli altri?</p>
<p style="text-align: justify;">ii) La salvezza è una realtà possibile per tutti. Ogni uomo può conseguirla, ma a tale offerta da parte di Gesù occorre una effettiva e personale risposta da parte dell’uomo. Nell’insegnamento di Gesù non vi è alcun uso della minaccia per coscientizzare l’uomo circa la salvezza ma un invito ad essere pienamente consapevoli dell’opportunità straordinaria ed irreversibile del dono della misericordia e della vita nel confronto e nel dialogo con Dio. Verso cosa e verso chi orienti la tua vita? Quale uso fai della tua libertà? Sai accogliere l’invito di Dio ad essere corresponsabile della tua salvezza oppure ti abbandoni alla dispersione-perdizione?</p>
<p style="text-align: justify;">iii) Dinanzi alla domanda di quel tale che chiese a Gesù: «Signore, sono pochi, quelli che si salvano?» nessuno può ritenersi un privilegiato. La salvezza appartiene a tutti e tutti siamo chiamati. La porta per accedervi può rimanere chiusa per chi pretende di entrarvi con i bagagli ingombranti delle personali inconsistenze. Senti il desiderio di entrare a far parte di quella «schiera infinita che da oriente a occidente siederanno alla mensa del regno di Dio»? E se ti percepisce ultimo (piccolo, semplice, peccatore, curvato dalla sofferenza…) non disperare se vivi di amore e di speranza. Gesù ha detto che gli ultimi saranno i primi.</p>
<p style="text-align: justify;">3. ORATIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Salmo 116 (117), 1; 2</p>
<p style="text-align: justify;">Lodate il Signore, popoli tutti,<br />
voi tutte, nazioni, dategli gloria.</p>
<p style="text-align: justify;">Forte è il suo amore per noi<br />
e la fedeltà del Signore dura in eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Preghiera finale:</p>
<p style="text-align: justify;">O Signore, fa che sentiamo la vivezza della tua Parola che abbiamo ascoltato; taglia, ti preghiamo, i nodi delle nostre incertezze, dei cavilli, dei nostri «se» e «ma» che ci impediscono di entrare nella salvezza per la porta stretta. Donaci di accogliere senza paure, senza troppe incertezze, la Paola di Dio che ci invita all’impegno e all’operosità della vita di fede. O Signore, fa che la tua Parola ascoltata in questo domenica, giorno del Signore, ci liberi dalle false sicurezze circa la salvezza e ci dia gioia, ci rinforzi, ci purifichi e ci salvi. E tu, Maria, modello di ascolto e di silenzio, aiutaci a essere vivi, autentici, di capire che tutto ciò che è difficile diventa facile, ciò che è oscuro diventa luminoso in forza della Parola.</p>
<p style="text-align: justify;">4. CONTEMPLATIO</p>
<p style="text-align: justify;">La contemplazione è il momento culminante della lettura biblica meditata e pregata. Contemplare è entrare in un rapporto di fede e di amore, mediante l’ascolto della Parola, con Dio che è vita e verità e che in Cristo ci ha rivelato il suo volto. La Parola di Dio ti svela quel volto nascosto in ogni pagina della Sacra Scrittura. Basta guardare con ammirazione, aprirsi alla luce, lasciare che ti penetri. È l’estasi che si sperimenta davanti al bello e al buono. Prolunga nella tua vita di ogni giorno il clima di questa grande comunicazione che hai sperimentato con Dio nell’ascolto della sua Parola e conserva il gusto della bellezza nel dialogo con gli altri, nel lavoro che svolgerai.</p>
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		<title>Città del Messico, sì alle adozioni gay</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 15:03:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LE SFIDE ETICHE Avere due mamme o due papà non è incostituzionale. Al contrario, proibire ad una coppia omosessuale di adottare un minore significherebbe «costituzionalizzare la discriminazione». Con questi argomenti,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">LE SFIDE ETICHE</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/bambini.jpg" rel="lightbox[702]"><img class="alignleft size-medium wp-image-705" title="Bambini" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/bambini-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Avere due mamme o due papà non è incostituzionale. Al contrario, proibire ad una coppia omosessuale di adottare un minore significherebbe «costituzionalizzare la discriminazione». Con questi argomenti, il Tribunale Supremo messicano ha dato il suo placet alla legge di Città del Messico (valida solo nel distretto della capitale), che permette l’adozione alle coppie gay legalmente sposate. Il ricorso di incostituzionalità presentato dalla Procura generale federale è stato rigettato.<br />
La decisione della Corte è stata assunta quasi all’unanimità: nove voti a favore dell’adozione, solo due voti contrari. Eppure – nonostante l’unità dei membri del Supremo – il dibattito è rovente in Messico, uno dei Paesi più cattolici del mondo.</p>
<p>In un ampio documento pubblicato nel sito dell’episcopato messicano, il cardinale Juan Sandoval Iniguez, arcivescovo di Guadalajara, ha manifestato «tristezza e delusione» per una «così grave decisione». I giudici – accusa il cardinale – hanno «disatteso il bene comune, la logica del senso comune e hanno palesato disprezzo per la legge naturale». Equiparare i diritti delle coppie eterosessuali e omosessuali «danneggia profondamente il matrimonio, formato da un uomo e una donna» e «la famiglia, prole di un’unione fra persone dello stesso sesso». I veri protagonisti della vicenda sono i minori: «Non devono essere tenuti in conto solo i diritti delle persone dello stesso sesso che vogliono adottare», ma anche «i diritti fondamentali dei bambini». E avere «un padre e una madre – assicura l’arcivescovo – è l’ambiente migliore e più adatto» per inserirsi nella società circostante. Qualche giorno fa, il cardinale aveva accusato i membri della Corte Suprema di essere stati corrotti dalle autorità del Distretto Federale di Città del Messico e da organismi internazionali. Il Supremo ha reagito duramente alle parole dell’arcivescovo, censurandole: «In uno Stato laico come il nostro deve esserci un’assoluta separazione fra Chiesa e Stato», ha risposto il giudice Sergio Valls Hernandez. «Non si può accusare impunemente di corruzione gli 11 membri del più alto tribunale del Paese&#8221;, ha aggiunto il magistrato».</p>
<p>Il 5 agosto la Corte Suprema aveva già dichiarato costituzionale la legge di Città del Messico che autorizza i matrimoni fra persone dello stesso sesso: il Tribunale stabilisce che queste unioni devono essere riconosciute in tutto il Paese, anche negli stati messicani in cui le nozze gay non sono legali. Il Parlamento del Distretto Federale della capitale approvò il matrimonio gay nel dicembre del 2009: la norma – entrata in vigore il 4 marzo – fu uno dei primi strappi di questo tipo in America Latina. Nel 2007 la maggioranza parlamentare di Città del Messico aveva depenalizzato l’aborto.<br />
Quella della Procura generale e della Chiesa messicana non sono le uniche posizioni contrarie all’adozione dei minori da parte delle coppie omosessuali. Per il presidente dell’associazione degli avvocati cattolici, Armando Martinez, la sentenza nasconde «una decisione politica» e una posizione «ideologica», che «vulnera il diritto fondamentale dei bambini di avere un padre e una madre». Anche se in Messico non sono più possibili appelli, gli avvocati cattolici non escludono il ricorso ad altri organismi internazionali. Esultano – al contrario – le organizzazioni di gay e lesbiche, per le quali la risoluzione ha «seppellito» l’omofobia istituzionale.</p>
<p style="text-align: right;">Fonte Avvenire: Michela Coricelli</p>
<div><!-- © riproduzione riservata --></div>
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		<title>Assunzione della Beata Vergine Maria: modelli di donne</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 12:29:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di  don Marco Pedron Vangelo: Lc 1,39-56 Questa festa nasce con la definizione del dogma dell&#8217;Assunta da parte di Pio XII il 1 Novembre 1950. In questo dogma si afferma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/tramonto_maria.jpg" rel="lightbox[620]"><img class="alignright size-medium wp-image-670" title="tramonto_maria" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/tramonto_maria-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>di  don Marco Pedron</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vangelo: Lc 1,39-56</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questa festa nasce con la definizione del dogma dell&#8217;Assunta da parte di Pio XII il 1 Novembre 1950. In questo dogma si afferma che Maria è stata presa (in latino assunta, assumptus) in cielo in corpo e anima.<br />
I primi cristiani si ponevano questa domanda: &#8220;Ma, Maria che fine ha fatto?&#8221;. In effetti, leggendo nel vangelo, noi non troviamo scritto niente su Maria. Nel vangelo non c&#8217;è scritto cosa le sia successo, cos&#8217;abbia fatto, dove sia andata o come sia morta. Questa festa dà una risposta: &#8220;Maria è in cielo&#8221;.<br />
Assumptus non dice che Maria sia stata assunta in cielo nel senso che non sia neppure morta. Dice solo: &#8220;Alla fine della sua vita terrena, la Madonna è stata presa (assumpta) in cielo&#8221;. Cioè, non dice: &#8220;Maria non è neppure morta&#8221;, ma dice: &#8220;Maria è in Dio&#8221;. Maria è il primo uomo che è in Dio. Maria è la nostra speranza perché Dio non ama solo Maria, ma ama anche me ed anche te, e ci vuole tutti con Lui.<br />
Von Balthasar diceva: &#8220;Se l&#8217;inferno esiste è vuoto&#8221;. Cioè: ma vuoi proprio che Dio il quale mi ama, mi ha creato, ha sofferto per me e vuole che anch&#8217;io liberamente lo riami, poi non mi voglia con sé?<br />
Allora questa festa dice: &#8220;Maria si trova ora là dove un giorno saremo tutti: in Dio&#8221;. Dio l&#8217;ha presa, assunta con sé e, se lo vorremo, un giorno farà lo stesso con noi. In quel giorno ci dirà: &#8220;Vuoi che io ti prenda (assumptus) con me per sempre? Non ne hai i meriti e non te lo sei conquistato tu con le tue buone opere. Non guardo a chi sei o a cosa hai fatto; non ti sei guadagnato la salvezza: te la offro. Vuoi stare con me per sempre?&#8221;. E se noi gli risponderemo di sì, Lui ci prenderà per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vangelo di oggi è un vangelo di donne: non vi sono uomini in giro e questo è strano.<br />
Altre volte nella Bibbia vi sono delle donne sterili: Sara, Rebecca, Rachele, la madre di Sansone, donne la cui importanza era dovuta alla capacità di dare un figlio maschio al marito ed al suo popolo. La funzione, la dignità, l&#8217;importanza della donna sembrava (essere legata alla capacità di) generare figli maschi.<br />
Ma qui Elisabetta, ed è un cambio, ha valore prima di tutto perché è di sostegno a Maria. Elisabetta non è più solo &#8220;grande&#8221; perché, anche se sterile, partorisce un maschio (il Battista), ma è grande prima di tutto perché accoglie nella sua casa e nel suo cuore un&#8217;altra donna, dà fiducia e protezione a chi ne ha bisogno.<br />
Maria ha appena avuto l&#8217;annuncio dell&#8217;angelo: avrà un figlio, sarà grande e figlio dell&#8217;Altissimo. Possiamo comprendere lo smarrimento naturale di Maria: ma cosa mi sta succedendo? Cosa sta capitando? Cosa sta avvenendo? Chi lo spiega a Giuseppe? Possiamo comprendere, allora, che Maria ha bisogno di sostegno, di condividere la sua paura, il suo smarrimento, di trovare coraggio e forza nell&#8217;affrontare ciò che le sta accadendo.<br />
Chi poteva comprenderla meglio di Elisabetta, visto che pure lei stava vivendo, con qualche mese d&#8217;anticipo, la stessa meravigliosa e miracolosa vicenda?<br />
Maria allora va da Elisabetta, non tanto o non solo per aiutare Elisabetta, ma per essere sostenuta nel dramma e nell&#8217;incredibilità della sua situazione. Infatti, appena entra, Elisabetta saluta, sostiene, benedice, consola e gioisce di Maria. E&#8217; quanto Maria ha bisogno: qualcuno che nella sua condizione la possa comprendere.<br />
Una donna è rimasta incinta. Il compagno (occasionale) non vuole il figlio. Tutti le dicono di sbarazzarsi di quest&#8217;impiccio, ma è suo figlio, vive dentro di lei e si sta formando nel suo grembo. Dove andare? Dove trovi fiducia? Se non c&#8217;è qualcuno che ti accoglie, che ti dice: &#8220;Non farti prendere dalla paura&#8221;, che non ti giudica, che ti accoglie con amore, allora la solitudine e la disperazione ti affondano.<br />
Una suora ha deciso di uscire dal convento dopo vent&#8217;anni di consacrazione. Ma non ne è sicura, ha paura di sbagliare tutto, ha paura di illudersi, ha paura delle conseguenze della sua scelta. Dove andare? Se non c&#8217;è un &#8220;Elisabetta&#8221; che le dia un po&#8217; di calma interiore, un po&#8217; di ascolto, che le faccia un po&#8217; chiarezza, allora è davvero la fine.<br />
Un uomo decide di lasciare il lavoro sicuro per avere più tempo per sé. E&#8217; una scelta da pazzi al giorno d&#8217;oggi. Se non c&#8217;è un &#8220;Elisabetta&#8221; che ti incoraggia a seguire il tuo cuore più che ciò che fan tutti, a dar fiducia a ciò che senti dentro e alle tue intuizioni, diventa impossibile anche la scelta.<br />
Devi fare una grande scelta: dove vai? Hai un momento di sbandamento: da chi vai? Chi ti può accogliere? Chi ti può capire? Chi ti può ascoltare e mettere freno alla tua paura e incoraggiarti nella tua strada?<br />
Trovare &#8220;Elisabette&#8221; nella nostra vita è una benedizione enorme. Elisabetta è quella persona a cui tu puoi aprire il cuore, a cui tu puoi confidare i tuoi dubbi, i tuoi travagli; quella persona che ti accompagna nel momento difficile, che ti sta affianco, che permette il tuo travaglio, che rinforza la tua scelta perché lei stessa ha vinto le sue paure. &#8220;Elisabetta&#8221; è quella persona che ti dice: &#8220;Non aver paura, vai avanti e fidati di ciò che senti dentro&#8221;. &#8220;Elisabetta&#8221; è quella persona che ti dice: &#8220;Stai qui con me, stai da me, finché le tue paure si calmeranno. In questo momento dove tutti i mostri sembrano travolgerti, ci sono io, puoi confidare su di me così da non lasciare che le tue paure ti sommergano&#8221;. &#8220;Elisabetta&#8221; è quella persona che ti dice: &#8220;Non sei pazzo. E&#8217; bello, importante quello che ti sta accadendo, ha un senso profondo, non ti far spaventare, è una benedizione&#8221;.<br />
&#8220;Elisabetta&#8221; è quel porto sicuro dove poter sempre andare quando c&#8217;è una tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che Elisabetta fa è meraviglioso. Maria arriva con la sua paura, i suoi dubbi e la sua perplessità. Maria per la legge ebraica era in peccato mortale: avrebbe dovuto essere uccisa perché era incinta prima del matrimonio e per di più non dal suo uomo. Possiamo capire questa donna e tutto il suo carico di angoscia.<br />
Come Elisabetta la vede, la benedice, la rassicura, l&#8217;avvolge di attenzione e di affetto. Elisabetta dice a Maria: &#8220;Ti sento. Sento la tua angoscia, sento la tua paura, sento la tua trepidazione, la gioia e il tremore che tu vivi. Ti sento, ti capisco&#8221;. E Maria si sente accolta.<br />
Oggi questa dinamica la chiameremo em-patia. Em-patia vuol dire &#8220;sentire dentro&#8221;. L&#8217;empatia è la capacità di sentire il dolore altrui, di sentire i sentimenti altrui e di provarli. &#8220;Sento che tu stai male; sento il tuo pianto nel cuore; sento quello che dici&#8221;.<br />
La sim-patia è lo stare con il proprio sentimento; l&#8217;anti-patia vuol dire, invece, il rifiutarlo e l&#8217;andarci contro. L&#8217;a-patia è il non provare nessun sentimento.<br />
Quando mio figlio è silenzioso &#8220;lo sento&#8221;? Anche se non dice niente, anche se non mi dice neanche una parola? Perché mi sta parlando, mi sta dicendo molto, anche se non apre bocca!<br />
Quando il mio partner è scuro in volto &#8220;sento che ha qualcosa&#8221; e glielo chiedo, lo aiuto? Quando uno mi parla &#8220;sento&#8221; il suo cuore, la sua anima o mi fermo alle parole? Quando una persona ci parla io cosa colgo? Ascolto le sue parole o riesco a cogliere, a sentire il suo sentimento, l&#8217;emozione che prova? Io sento la sua emozione?</p>
<p style="text-align: justify;">Non dimentichiamo che Elisabetta era avanti nell&#8217;età (1,7) e che Maria era giovane (1,27).<br />
Questo è il compito delle donne più anziane, di quelle che hanno più esperienza e certe cose le hanno già vissute: essere riferimento, sostegno per quelle più giovani. L&#8217;anziano è colui che ne ha passate nella sua vita e che ha sconfitto molte avversità.<br />
C&#8217;è un problema non atteso: &#8220;Non è un problema, non facciamoci prendere dall&#8217;ansia, ne abbiamo affrontati tanti, affrontiamo anche questo&#8221;.<br />
C&#8217;è un problema economico? L&#8217;anziano dice: &#8220;Non è un problema, ci si aiuta e si affronta&#8221;. C&#8217;è una difficoltà di coppia? &#8220;Si affronta!&#8221;. C&#8217;è un momento di crisi personale: &#8220;Può succedere, fa parte della vita. Ti do una mano per accoglierlo e superarlo&#8221;.<br />
E&#8217; questa saggezza che manca alla nostra società. Manca la saggezza di chi ha macinato la vita e che quindi può trasmettere qualcosa di significativo.<br />
Non è solo vero che i giovani &#8220;mettono in un angolo&#8221; gli anziani, è anche vero che gli anziani non hanno niente di significativo da trasmettere ai giovani, non servono.<br />
Un anziano, adulto che non sa essere casa, accoglienza, rifugio nei momenti di paura dei più giovani&#8230; che sono sì esuberanti, ma anche così fragili, è una persona che ha perso la sua identità.<br />
Il giovane ha bisogno dell&#8217;anziano perché sa che lì c&#8217;è uno il quale certe cose le ha già passate. Ma se trova uno che solo giudica, uno che è solo risentito con la sua vita e che di conseguenza non sa che disprezzare quella degli altri, uno che è rimasto bambino, uno che non ha vissuto, uno che è più spaventato di lui, allora il giovane rimane senza puntelli, porti, e l&#8217;anziano non può che essere un &#8220;intrigo&#8221;.<br />
Un anziano che invece di incoraggiare il giovane a vivere, ad esprimersi, a rischiare, lo investe delle sue paure e dei suoi bisogni o gli incute ancor più paura o gli dice: &#8220;Cosa si dirà in giro?, e se poi sbagli?, e se non ci riesci?&#8221; è un anziano che non svolge il suo compito più importante: favorire l&#8217;uscita e l&#8217;emersione della vita giovane.<br />
Quell&#8217;anziano lì non potrà che essere mal sopportato o messo in disparte appena possibile, come si fa con gli oggetti che non servono.<br />
L&#8217;identità (lo specifico) dell&#8217;anziano è l&#8217;identità di chi ha esperienza, di chi &#8220;ne ha viste nella vita&#8221; e parla adesso proprio in virtù di ciò che lui ha passato. E&#8217; l&#8217;uomo che ha macinato la vita, che l&#8217;ha vissuta, che ha imparato da lei e che oggi è maturo, oggi può essere riferimento per chi la vita la deve vivere.<br />
Presbitero (prete) vuol dire proprio anziano, vecchio. Il prete dev&#8217;essere un vecchio, cioè, un saggio, uno che sa cos&#8217;è la vita, uno che l&#8217;ha penetrata, macinata, sviscerata, vissuta. Se no parla per niente, parla, cioè, di ciò che non sa e che non ha vissuto. E non può che parlare a vanvera.</p>
<p style="text-align: justify;">Maria poi canta il Magnificat. Storicamente sappiamo per certo che Maria non l&#8217; ha mai scritto: è un&#8217; inno della prima comunità cristiana attribuito a Maria.<br />
Nel vangelo è il massimo a cui sia stato consentito dire ad una donna.<br />
Notiamo due cose fondanti del cantico.<br />
La prima: Maria non canta solo per suo figlio, ma per tutti i figli e gli uomini che vivono nella povertà. Cioè, Maria non dice: &#8220;Grazie Signore della fortuna che hai dato a me, di questo mio figlio&#8221;. Maria estende il suo canto a tutti gli uomini e a tutti i figli che sono soli, che soffrono angherie, che sono affamati, che sono angosciati, che lottano e che subiscono ingiustizie o soprusi.<br />
Il suo sguardo non è personale, ma sociale.<br />
Maria non può disinteressarsi di tutti quelli che soffrono, non può dimenticarsi della sofferenza ingiusta che si vive nel mondo e non può chiudere gli occhi di fronte a ciò che ha davanti.<br />
Al di là delle ultime stime sulla riscossione delle tasse dov&#8217;è emerso che chi ha un attività propria ha un reddito inferiore a chi lavora nel pubblico, e che il 30 % di chi possiede una barca ha un reddito inferiore ai ventimila euro annui (il che è impossibile!), tutti noi siamo più ricchi del 99% delle persone del mondo. Possiamo dire: &#8220;Si arrangino!&#8221;? Possiamo dire: &#8220;Io faccio le mie cose e non rubo a nessuno&#8221; e lavarcene le mani? Se felicità dev&#8217;essere, dev&#8217;essere per tutti. Altrimenti che felicità è? Se pane, cibo, acqua, giustizia, libertà, dev&#8217;essere, dev&#8217;essere per tutti.<br />
Una vecchia devota alla fine della guerra: &#8220;Dio è stato buono con noi: abbiamo pregato così tanto e senza sosta, che tutte le bombe sono cadute dall&#8217;altra parte della città&#8221;!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Maria non concentra il suo sguardo solo su suo figlio, ma su tutti coloro che in qualche modo soffrono. Maria allarga la sua visuale.<br />
Quando il figlio è &#8220;il tutto&#8221; di una coppia, allora si è concentrati solo su di lui e sul suo bene. Ma in realtà &#8220;quel figlio&#8221; diventa la proiezione dei nostri desideri e aspettative vanificate nella vita. Così facendo non si vuole il suo bene, ma si vuole il nostro bene. Cerchiamo, cioè, di modificarlo, di indirizzarlo, di far sì che lui diventi secondo il modello che noi abbiamo in testa.<br />
Se un genitore, un adulto ama, ama tutti i figli e gli sta a cuore tutti i &#8220;cuccioli d&#8217;uomo&#8221; (e se volete tutti gli uomini).<br />
A scuola c&#8217;è un ragazzo con comportamenti antisociali: rompe, distrugge, picchia e ruba. E&#8217; un ragazzino che chiaramente soffre, che sta tentando di mandare segnali e richieste d&#8217;aiuto. Se la sua sofferenza non mi tocca (magari mio figlio è in classe insieme) come posso dire di amare?<br />
Molti genitori amano i propri figli non perché &#8220;figli&#8221;, ma perché &#8220;propri&#8221;. Per cui se il loro figlio ha un problema allora fanno &#8220;il diavolo a quattro&#8221;, si arrabbiano e se la prendono. Ma se lo stesso problema ce l&#8217;ha qualcun&#8217; altro neppure si muovono o si lasciano toccare.<br />
Ma se è così, allora l&#8217;amore non è in te. In te c&#8217;è solo il possesso. Quel figlio lo ami perché è &#8220;tuo&#8221; non perché è un figlio da proteggere, da custodire e da far crescere. Ma stai attento perché ciò che tu chiami &#8220;amore&#8221; potrebbe essere possesso, pretesa!<br />
Maria ama non solo suo figlio, ma tutti i figli. Il dolore, il disagio, le lacrime, la disperazione di tutti i figli la toccano. Maria ama suo figlio non volendo solo il bene di suo figlio, ma desiderando una società più giusta per tutti i figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo grande pilastro del Magnificat è che questo canto è messo sulle labbra di una donna povera.<br />
Quando si dice che &#8220;Dio ha guardato l&#8217;umiltà della sua serva&#8221; non si intende l&#8217;umiltà morale, la riservatezza, il silenzio; ma è l&#8217;effettiva condizione di questa donna.<br />
Maria era una donna povera, come la maggior parte delle persone del suo tempo; soggetto di sfruttamento da parte dei potenti. Maria si mette dalla parte della donna maltrattata, della ragazza-madre, di chi è senza risorse, di chi non ha cibo sulla tavola e forse neanche la tavola; della famiglia sfruttata, dei giovani o degli anziani abbandonati.<br />
Qui Maria non è la creatura dolce, tenera e docile che vediamo spesso nei dipinti.<br />
Maria qui è la donna appassionata, piena di dignità e di energia; è la donna lupa che non permette ai nemici di sottrargli i suoi cuccioli, che vuole giustizia per tutti, che si batte e che &#8220;rompe&#8221;.<br />
Maria è la donna che se vede un&#8217;ingiustizia non sta zitta, &#8220;non sono affari miei, meglio non impicciarsi, meglio evitare certi casini; che si arrangino gli altri&#8221; ma la denuncia, anche se questo vorrà dire esserne coinvolti. Non è la donna silenziosa, taciturna ed umile.<br />
Qui Maria non è la donna del compromesso ma &#8220;le canta&#8221; a tutti i prepotenti del mondo: &#8220;Dovrete fare i conti con Dio; non crediate di mettervi la coscienza in pace!&#8221;.<br />
Non è la donna buona, obbediente, tranquilla, casalinga e spalla dell&#8217;uomo. Maria qui non è affatto la classica donna ebrea sottomessa ed ubbidiente. Sì, è ubbidiente, ma alla verità e al suo Dio! Qui parla, predica, con autorità e senza tanti peli sulla lingua.<br />
Non è la madre che attende ai suoi figli e si disinteressa di tutto ciò che accade fuori.<br />
Non è la donna del solo &#8220;sì&#8221;, che accontenta tutti, solo disponibile, tutta per gli altri. Qui Maria dice un chiaro &#8220;no&#8221; ad ogni ingiustizia e ad ogni sopruso.<br />
Certo a noi maschi piacerebbe che le donne fossero così, docili, docili!<br />
Certo anche ad una certa chiesa piace l&#8217;umile Maria piuttosto che la sovversiva Maria del Magnificat.<br />
Certo tutti i benestanti, i ricchi e coloro che hanno possedimenti o cariche da difendere non accoglieranno volentieri l&#8217;immagine di Maria del vangelo.<br />
Qui Maria è politica, sovversiva, combattente, in prima linea e rivoluzionaria. Maria si oppone ad ogni ingiustizia.<br />
Non per questo in alcun paesi dell&#8217;America latina (es. Guatemala) fu proibito cantare e pregare il Magnificat.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei chiudere con un&#8217;osservazione sulla parola &#8220;magni-ficare&#8221;.<br />
Magnificare vuol dire lett. &#8220;rendere grande, fare grande, allargare, ingrandire&#8221;.<br />
Sara, moglie di Abramo se la rise di fronte alla promessa divina e fece piccolo Dio; Mosé obbiettò di essere balbuziente, di non saper parlare quando Dio lo chiamò per far uscire il popolo ebreo dall&#8217;Egitto; Zaccaria, marito di Elisabetta, dubitò all&#8217;annuncio dell&#8217;angelo non potendo credere alla grandezza di Dio.<br />
Tutte situazioni dove l&#8217;uomo ha avuto paura ed ha rimpicciolito Dio; dove l&#8217;uomo non ha creduto alla grandezza di Dio, al fatto che Dio si potesse fidare di loro, dove le persone si sono opposte ai progetti di Dio perché considerati troppo grandi, dove la mente o il buon senso ha ridimensionato le prospettive e le aperture.<br />
Maria no. Maria magnifica perché non ha messo confini a Dio e Dio ha potuto operare in lei.<br />
Peccato è limitare Dio, non fargli spazio, non credergli e non dargli ospitalità nella nostra vita.<br />
Dio vuole fare cose grandi con ciascuno di noi. E quando io gli dico: &#8220;No, io non sono fatto per queste cose; a me basta una umile vita, semplice e tranquilla&#8221; non sono affatto la persona umile che voglio far credere, ma la persona paurosa che si nasconde dietro ad una falsa umiltà.<br />
Magnificare Dio e lasciare che Lui operi in noi e ci faccia grandi: che attraverso di noi emerga cioè la sua forza e la sua potenza.<br />
La fede di Maria è stata quella di poter credere che lei, che era niente per la società del tempo, era qualcosa di grande per Dio. Lei ha creduto a Lui.<br />
Fede è credere alla propria grandezza, alla propria importanza, alle risorse nascoste dentro di noi e farle uscire.<br />
Fedeltà è come Maria lasciare che Dio faccia in noi ciò che deve fare, così noi da magni-ficare Lui (ne risulterà la sua grandezza) e Lui da magni-ficare noi (ne risulterà la nostra grandezza nell&#8217;esserci fidati e nell&#8217;aver detto sì senza opporsi).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Pensiero della Settimana</em></strong><em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>Se non comprendi il tuo amico in ogni situazione </em><em><br />
</em><em>non lo comprenderai mai. </em><em><br />
</em><em>La realtà dell&#8217;altra persona non è in ciò che ti rivela, </em><em><br />
</em><em>ma in ciò che non può rivelarti. </em><em><br />
</em><em>Perciò se vuoi capirla, non ascoltare ciò che dice </em><em><br />
</em><em>ma ciò che non dice. </em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Domenica, 15 Agosto, 2010: Lectio: Assunzione della B.V. Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 12:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[15 agosto]]></category>
		<category><![CDATA[Assunzione]]></category>
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		<description><![CDATA[La visita di Maria a Elisabetta Luca 1,39-56 1. LECTIO a) Orazione iniziale: Spirito Santo, Spirito di sapienza, di scienza, di intelletto, di consiglio, riempici, ti preghiamo della conoscenza della...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La visita di Maria a Elisabetta<br />
Luca 1,39-56</p>
<p style="text-align: justify;">1. LECTIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Orazione iniziale:</p>
<p style="text-align: justify;">Spirito Santo, Spirito di sapienza, di scienza, di intelletto, di consiglio, riempici, ti preghiamo della conoscenza della Parola di Dio, riempici di ogni sapienza e intelligenza spirituale per poterla comprendere in profondità. Fa che sotto la tua guida noi possiamo comprendere il vangelo di questa solennità mariana. Spirito santo abbiamo bisogno di te, il solo che continuamente modella in noi la figura e la forma di Gesù. E ci rivolgiamo a te, Maria, Madre di Gesù e della Chiesa, che hai vissuto la presenza inebriante e totalizzante dello Spirito Santo, che hai sperimentato la potenza della sua forza in te, che l’hai visto operante nel tuo Figlio Gesù sin dal grembo materno, apri il nostro cuore e la nostra mente, perché siano docili all’ascolto della Parola di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Lettura del vangelo:</p>
<p style="text-align: justify;">Luca 1,39-5639</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».<br />
<a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/Ass_fra_angelico.jpg" rel="lightbox[618]"><img class="alignright size-medium wp-image-633" title="Ass_fra_angelico" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/Ass_fra_angelico-216x300.jpg" alt="" width="216" height="300" /></a></em> <em>46Allora Maria disse:<br />
«L’anima mia magnifica il Signore<br />
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,<br />
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.<br />
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.<br />
49Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente.<br />
e Santo è il suo nome:<br />
50di generazione in generazione la sua misericordia<br />
si stende su quelli che lo temono.<br />
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,<br />
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;<br />
52ha rovesciato i potenti dai troni,<br />
ha innalzato gli umili;<br />
53ha ricolmato di beni gli affamati,<br />
ha rimandato i ricchi a mani vuote.<br />
54Ha soccorso Israele, suo servo,<br />
ricordandosi della sua misericordia,<br />
55come aveva promesso ai nostri padri,<br />
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».<br />
56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">c) Momenti di silenzio orante:</p>
<p style="text-align: justify;">Il silenzio è una qualità di chi sa ascoltare Dio. Impegnati a creare in te un atmosfera di pace e di silenziosa adorazione. Se sei capace di stare in silenzio davanti a Dio potrai ascoltare il suo respiro che è Vita.</p>
<p style="text-align: justify;">2. MEDITATIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Chiave di lettura:<br />
Benedetta tu fra le donne</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte del vangelo odierno risuonano le parole di Elisabetta, «Benedetta tu fra le donne», precedute da un movimento spaziale. Maria lascia Nazaret, collocata al nord della Palestina, per recarsi al sud, a circa centocinquanta chilometri, in una località che la tradizione ha identificato con l&#8217;attuale Ain Karem, poco lontana da Gerusalemme. Il muoversi fisico mostra la sensibilità interiore di Maria, che non è chiusa a contemplare in modo privato ed intimistico il mistero della divina maternità che si compie in lei, ma è proiettata sul sentiero della carità. Ella si muove per portare aiuto alla sua anziana cugina. Il recarsi di Maria da Elisabetta è connotato dall&#8217;aggiunta &#8216;in fretta&#8217; che sant&#8217;Ambrogio interpreta così «Maria si avviò in fretta verso la montagna, non perché fosse incredula della profezia o incerta dell&#8217;annunzio o dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall&#8217;intima gioia&#8230; La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze». Il lettore, però, sa che il motivo vero del viaggio non è indicato, ma lo può ricavare attraverso delle informazioni desunte dal contesto. L’angelo aveva comunicato a Maria la gravidanza di Elisabetta, già al sesto mese (cfr. v. 37). Inoltre il fatto che ella si fermerà tre mesi (cfr. v. 56), giusto il tempo perché il bambino possa nascere, permette di ritenere che Maria intendeva portare aiuto alla cugina. Maria corre e va là dove la chiama l&#8217;urgenza di una necessità, di un bisogno, dimostrando, cosi, una spiccata sensibilità e concreta disponibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme con Maria, portato in grembo, Gesù si muove con la Madre. Da qui è facile evincere il valore cristologico dell’episodio della visita di Maria alla cugina: l’attenzione è soprattutto su Gesù. A prima vista potrebbe sembrare una scena concentrata sulle due donne, in realtà, ciò che è importante per l’evangelista è il prodigio presente nel loro concepimento. La mobilitazione di Maria tende, in fondo, a far incontrare le due donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena Maria entra in casa e saluta Elisabetta, il piccolo Giovanni ha un sussulto. Secondo alcuni il sussulto non è paragonabile agli spostamenti del feto, sperimentati da ogni donna incinta. Luca usa un verbo greco particolare che significa propriamente &#8216;saltare&#8217;. Volendo interpretare il verbo, un po&#8217; liberamente, lo si può indicare con &#8216;danzare&#8217;, escludendo così l’accezione di un fenomeno solo fisico. Qualcuno ha pensato che quella ‘danza’ la si potrebbe considerare una forma di &#8216;omaggio&#8217; che Giovanni rende a Gesù, inaugurando, non ancora nato, quell&#8217;atteggiamento di rispetto e di sudditanza che caratterizzerà la sua vita: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale non son degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali» (Mc 1,7). Un giorno lo stesso Giovanni testimonierà «Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l&#8217;amico dello sposo che è presente e l&#8217;ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,29-30). Così commenta s. Ambrogio: «Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì per primo la grazia». Una conferma di questa interpretazione la troviamo nelle stesse parole di Elisabetta che, riprendendo al v. 44 lo stesso verbo greco già impiegato al v. 41, precisa: «Ha esultato di gioia nel mio grembo». Luca, con questi particolari, ha voluto evocare il prodigio verificatosi nell&#8217;intimità di Nazaret. Solo ora, grazie al dialogo con un&#8217;interlocutrice, il mistero della divina maternità lascia la sua segretezza e la sua dimensione individuale, per diventare un fatto noto, oggetto di apprezzamento e di lode.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole di Elisabetta «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?» (vv. 42-43). Con un&#8217;espressione semitica che equivale a un superlativo («fra le donne»), l’evangelista vuole attirare l’attenzione del lettore sulla funzione di Maria: essere la «Madre del Signore». E quindi a lei viene riservata una benedizione («benedetta tu») e una beatitudine beata. In che consiste quest’ultima? Esprime l&#8217;adesione di Maria alla volontà divina. Maria non è solo destinataria di un arcano disegno che la rende benedetta, ma pure persona che sa accettare e aderire alla volontà di Dio. Maria è una creatura che crede, perché si è fidata di una parola nuda e che ella ha rivestito col suo «sì» di amore. Ora Elisabetta le riconosce questo servizio d’amore, identificandola «benedetta come madre e beata come credente».</p>
<p style="text-align: justify;">Intanto Giovanni percepisce la presenza del suo Signore ed esulta, esprimendo con quel movimento interiore la gioia che scaturisce da quel contatto salvifico. Di tale evento si farà interprete Maria nel canto del Magnificat.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Un canto di amore:</p>
<p style="text-align: justify;">In questo canto Maria si considera parte degli anawim, dei ‘poveri di Dio’, di coloro che ‘temono Dio’ riponendo in Lui ogni loro fiducia e speranza e che sul piano umano non godono nessun diritto o prestigio. La spiritualità degli anawim può essere sintetizzata dalle parole del Salmo 37,79: «Nel silenzio sta innanzi a Dio e in lui spera», perché «coloro che sperano nel Signore possederanno la terra».<br />
Nel Sal 86,6 l&#8217;orante, rivolgendosi a Dio, dice: «Dona al tuo servo la tua forza»: qui il termine &#8216;servo&#8217; esprime il suo essere sottomesso, come anche il sentimento dell&#8217;appartenenza a Dio, di sentirsi sicuro presso di lui.<br />
I poveri, nel senso strettamente biblico, sono coloro che ripongono in Dio una fiducia incondizionata; per questo sono da considerarsi la parte migliore, qualitativa, del popolo d&#8217;Israele.<br />
Gli orgogliosi, invece, sono coloro che ripongono tutta la loro fiducia in se stessi.<br />
Ora, secondo il Magnificat, i poveri hanno mille motivi per rallegrarsi, perché Dio glorifica gli anawim (Sal 149,4) e abbassa gli orgogliosi. Un&#8217;immagine presa dal NT, che traduce molto bene l&#8217;atteggiamento del povero dell&#8217;AT, è quella del pubblicano che con umiltà si batte il petto, mentre il fariseo compiacendosi dei suoi meriti si consuma nell&#8217;orgoglio (Lc 18,9-14). In definitiva Maria celebra quanto Dio ha operato in lei e quanto opera in ogni credente. Gioia e gratitudine caratterizzano questo inno alla salvezza che riconosce grande Dio ma che pure fa grande chi lo canta.</p>
<p style="text-align: justify;">c) Alcune domande per meditare:</p>
<p style="text-align: justify;">- La mia preghiera è innanzitutto espressione d’un sentimento o celebrazione e riconoscimento dell’azione di Dio?<br />
- Maria è raffigurata come la credente nella Parola del Signore. Quanto tempo dedico all’ascolto della Parola di Dio?<br />
- La tua preghiera si alimenta alla Bibbia, come ha fatto Maria? Oppure sono dedito al devozionalismo che produce a getto continuo preghiere incolori e insapori? Sei convinto che ritornare alla preghiera biblica è sicurezza di trovare un alimento solido, scelto da Maria stessa?<br />
- Sei nella logica del Magnificat che esalta la gioia del dare, del perdere per trovare, dell’accogliere, la felicità della gratuità, della donazione?</p>
<p style="text-align: justify;">3. ORATIO</p>
<p style="text-align: justify;">a) Salmo 44 (45), 10-11; 12; 15b-16</p>
<p style="text-align: justify;">Il salmo, in questa seconda parte, glorifica la regina. Nella liturgia odierna questi versetti sono applicati a Maria e ne celebrano la grandezza e la bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlie di re stanno tra le tue predilette;<br />
alla tua destra la regina in ori di Ofir.</p>
<p style="text-align: justify;">Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,<br />
dimentica il tuo popolo<br />
e la casa di tuo padre.<br />
Al re piacerà la tua bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli è il tuo Signore: prostrati a lui.<br />
Con lei le vergini compagne<br />
a te sono condotte;<br />
guidate in gioia ed esultanza<br />
entrano nel palazzo del re.</p>
<p style="text-align: justify;">b) Preghiera finale:</p>
<p style="text-align: justify;">La preghiera che segue è una breve meditazione sul ruolo materno di Maria nella vita del credente: «Maria, donna che sa gioire che sa esultare, che si lascia invadere dalla consolazione piena dello Spirito santo, insegnaci a pregare perché possiamo anche noi scoprire la fonte della gioia. Nella casa di Elisabetta, tua cugina, sentendoti accolta e capita nel tuo intimo segreto, prorompesti nell’inno di esultanza del cuore, parlando di Dio, di te in rapporto a Lui, e della inaudita avventura già avviata di essere madre di Cristo e di noi tutti, popolo santo di Dio. Insegnaci a dare un ritmo di speranza e fremiti di gioia alle nostre preghiere, a volte logorate da amari piagnistei e intrise di mestizia quasi d’obbligo. Il Vangelo ci parla di te, Maria, e di Elisabetta: ambedue custodivate nel cuore qualcosa, che non osavate o non volevate manifestare a nessuno. Ciascuna di voi, però, si sentì compresa dall’altra, quel fatidico giorno della visitazione e aveste parole e preghiera di festa. Il vostro incontro divenne liturgia di ringraziamento e di lode al vostro ineffabile Dio. Tu, donna della gioia profonda, cantasti il Magnificat, rapita e stupita di quanto il Signore andava operando nell’umile sua serva. Magnificat è il grido, l’esplosione della gioia, che scoppia dentro ciascuno di noi, quando si sente accolto e compreso».</p>
<p style="text-align: justify;">4. CONTEMPLATIO</p>
<p style="text-align: justify;">La vergine Maria, tempio dello Spirito Santo, ha accolto con fede la Parola e si è consegnata interamente alla potenza dell’Amore. A motivo di ciò è diventata icona dell’interiorità, cioè tutta raccolta sotto lo sguardo di Dio e abbandonata alla potenza dell’Altissimo. Maria tace di sé, perché tutto in lei possa parlare delle meraviglie del Signore nella sua vita</p>
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		<title>19ª Domenica del tempo ordinario</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 12:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lectio: Domenica, 8 Agosto, 2010 Insegnamento di Gesù sulla vigilanza Luca 12,32-48 1. Orazione iniziale Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli. Tu che sei già venuto per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/pronto.jpg" rel="lightbox[615]"><img class="alignright size-medium wp-image-623" title="pronto" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/pronto-300x163.jpg" alt="" width="300" height="163" /></a>Lectio:<br />
Domenica, 8 Agosto, 2010</p>
<p>Insegnamento di Gesù sulla vigilanza<br />
Luca 12,32-48</p>
<p>1. Orazione iniziale</p>
<p>Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli.<br />
Tu che sei già venuto per farci fedeli, vieni ora a renderci beati.<br />
Tu che sei venuto perché, con il tuo aiuto,<br />
potessimo gloriarci nella speranza della gloria dei figli di Dio,<br />
vieni di nuovo perché possiamo gloriarci anche del possesso di essa.<br />
A te compete confermare, consolidare,<br />
perfezionare e portare a compimento.<br />
Il Padre ci ha creati, il Figlio ci ha redenti:<br />
compi dunque ciò che appartiene a te.<br />
Vieni a introdurci in tutta la verità, al godimento del sommo Bene,<br />
alla visione del Padre, all’abbondanza di tutte le delizie,<br />
alla gioia delle gioie. Amen<br />
(Gualtiero di S. Vittore)</p>
<p>2. Lectio</p>
<p>a) Chiave di lettura:</p>
<p>Siamo in un duplice contesto: la formazione dei discepoli e delle discepole durante il cammino di Gesù verso Gerusalemme (9,51-19,28) e la reazione dei pagani convertiti, nelle comunità lucane, dopo l’entusiasmo iniziale e il prolungarsi del ritorno del Signore. I discepoli hanno paura (9,45) della nuova prospettiva della missione di Gesù, che dovrà soffrire (9,22.43-44), continua a dominare in loro la mentalità di un Messia glorioso, più rassicurante. Così anche nelle nuove comunità cristiane (anni 80) comincia a riaffiorare lo spirito pagano. Meglio attendere prima di convertirsi stabilmente e profondamente, rimandare il cambiamento di vita e di mentalità. Gesù rassicura i discepoli e le discepole, con tre piccole parabole li fa riflettere sul significato dell’incontro con Dio, sul senso della vigilanza e della responsabilità di ciascuno nel momento presente.</p>
<p>b) Una possibile divisione del testo:</p>
<p>12,32-35 introduzione<br />
12,36-38 parabola del padrone che torna dalle nozze<br />
12,39 parabola del ladro che scassina<br />
12,40-41 i discepoli chiamati in causa<br />
12,42-46 parabola dell’amministratore<br />
12,47-48 conclusione</p>
<p>c) Il testo:</p>
<p>32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno.<br />
33 Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. 34 Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.<br />
Luca 12,32-4835 Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese;36 siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa.37 Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38 E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell&#8217;alba, li troverà così, beati loro! 39 Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.40 Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell&#8217;uomo verrà nell&#8217;ora che non pensate».<br />
41 Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42 Il Signore rispose: «Qual è dunque l&#8217;amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.44 In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45 Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46 il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l&#8217;aspetta e in un&#8217;ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.<br />
47 Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse;48 quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.</p>
<p>3. Momento di silenzio orante</p>
<p>perché la Parola possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.</p>
<p>a) Alcune domande:</p>
<p>- Quali sentimenti ha suscitato in me la lettura del testo? Paura, fiducia, sorpresa, gioia, speranza, confusione . . . . ?<br />
- La vita cristiana, quanto è gioia in me, quanto è peso. Quanto è dovere, quanto è amore?<br />
- Il pensiero di una mia morte improvvisa cosa suscita in me?<br />
- La comunione con Dio, in che misura è attesa, in che misura è possesso in me?<br />
- La mentalità pagana del “carpe diem”, contraria ai valori evangelici, come si manifesta, oggi?<br />
- Essere vigilanti, fedeli, operosi per il Regno e pronti, cosa comporta nella mia vita?</p>
<p>b) Commento:</p>
<p>Pensiamo ad una catechesi sul ritorno del Signore.</p>
<p>12,32 Non c’è motivo per aver paura.<br />
Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Rassicurazione di Gesù di fronte alla paura dei discepoli attraverso la metafora del gregge (Gv 10; 21,15-17) e del buon pastore. Occorre temere i falsi profeti (Mt 7,15). Il Padre vuole che non si perda nessuno (Mt 18,12-16), Egli ci donerà ogni cosa (Rom 8,28-32). Un posto ci è stato preparato fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34), siamo eredi con il Figlio (1Pt 1,3-5).</p>
<p>12,33-34 Accogliamo oggi la ricchezza del possesso di Dio, unico bene. Dio solo basta!<br />
Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.<br />
Gesù aveva detto di non accumulare beni (Mt 6,20-21). La comunità cristiana aveva capito il senso della libertà dai beni e della loro condivisione (At 4,34) poiché il tempo si è fatto breve (1Cor 7,29-31). La vita nuova in Cristo diventa il criterio per il possesso di qualsiasi bene.</p>
<p>12,35 Impegniamoci nel quotidiano.<br />
Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese;<br />
Poiché al Padre è piaciuto darci il Regno, occorre essere pronti per prenderne possesso, dopo aver lasciato ogni impedimento. I Giudei si cingevano le lunghe vesti ai fianchi per poter lavorare meglio. Elia si cinge per correre (1Re 18,46). L’atteggiamento che Gesù raccomanda a coloro che aspettano la sua venuta è quella di mettersi all’opera, di non adagiarsi nella mediocrità (1Ts 5,6-8; 1Pt 5,8; 1,13). La vigilanza è fondamentale per il cristiano. Più che un atteggiamento morale è la sua condizione di vita, ormai rivestito di Cristo e dedito al suo Regno.</p>
<p>12,37-38 L’incontro con Dio sarà meraviglioso.<br />
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell&#8217;alba, li troverà così, beati loro!<br />
E’ sorprendente il gesto del padrone che si mette a servire i servi! E’ ciò che ha fatto Gesù lavando i piedi ai discepoli (Gv 13,4-5). La notte divisa in parti (Mc 13,35) secondo l’uso romano, diventa sempre più impegnativa per chi veglia. Il futuro è garantito dalla fedeltà creativa al Signore.</p>
<p>12,39 Non perdiamo tempo (e denaro!) nel prevedere il futuro.<br />
Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.<br />
Un argomento per la vigilanza è il fatto che non si sa quando il Signore verrà (Mt. 24,42-51). Sia il giorno del giudizio finale che quello della morte individuale sono sconosciuti. La sua venuta non può essere prevista (Ap 3,3). Questo impressionò molto i discepoli (1Ts 2,1-2; 2Pt 3,10).</p>
<p>12,40-41 L’amore e non l’appartenenza formale deve essere la nostra forza.<br />
Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell&#8217;uomo verrà nell&#8217;ora che non pensate». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».<br />
Pietro, il suo uomo vecchio, pensa ancora a qualche privilegio, avendo abbandonato ogni cosa per andare con Gesù (Mt 19,27). Gesù aiuta a maturare la coscienza di Pietro rispondendo indirettamente con la parabola del buon amministratore.<br />
La conversione è un processo che dura tutta la vita, anche per coloro che si sentono vicini al Signore.</p>
<p>12,42-44 Coniugare la vigilanza con la fedeltà al servizio che ci è stato affidato.<br />
Il Signore rispose: «Qual è dunque l&#8217;amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.<br />
Luca usa “amministratore” invece di “servo” (Mt 24,45) quasi a lasciar intendere la domanda posta in bocca a Pietro. I capi, in particolare, devono essere fedeli nel servizio.</p>
<p>12,45-46 Senza rimandare la nostra conversione ad un domani imprecisato.<br />
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l&#8217;aspetta e in un&#8217;ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli.<br />
Ci sono alcuni che hanno accolto con entusiasmo l’annuncio evangelico, ma ora, di fronte alle difficoltà presenti e agli impegni conseguenti, cominciano a riprendere le vecchie abitudini: violenza, intemperanza, abbandono agli istinti. Tutti valori contrari al vangelo.</p>
<p>12,47 Donando secondo la misura con cui abbiamo ricevuto.<br />
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.<br />
Il Signore renderà a ciascuno secondo le sue azioni (Mt 16,27) e secondo la grazia ricevuta (Rom 11,11-24). Giudei, pagani, convertiti o fedeli alla propria religione saranno giudicati secondo la loro retta coscienza.</p>
<p>12,48 Perché grande sarà la comunione eterna con Dio.<br />
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.<br />
Alla fine della vita, secondo S. Giovanni della Croce, saremo giudicati sull’amore. Vedi anche Mt 25,15-16.</p>
<p>4. Salmo 32 (33), 1-5; 13-15; 18-22</p>
<p>Esultate, giusti, nel Signore;<br />
ai retti si addice la lode.<br />
Lodate il Signore con la cetra,<br />
con l&#8217;arpa a dieci corde a lui cantate.<br />
Cantate al Signore un canto nuovo,<br />
suonate la cetra con arte e acclamate.<br />
Poiché retta è la parola del Signore<br />
e fedele ogni sua opera.<br />
Egli ama il diritto e la giustizia,<br />
della sua grazia è piena la terra.</p>
<p>Il Signore guarda dal cielo,<br />
egli vede tutti gli uomini.<br />
Dal luogo della sua dimora<br />
scruta tutti gli abitanti della terra,<br />
lui che, solo, ha plasmato il loro cuore<br />
e comprende tutte le loro opere.</p>
<p>Ecco, l&#8217;occhio del Signore veglia su chi lo teme,<br />
su chi spera nella sua grazia,<br />
per liberarlo dalla morte<br />
e nutrirlo in tempo di fame.<br />
L&#8217;anima nostra attende il Signore,<br />
egli è nostro aiuto e nostro scudo.<br />
In lui gioisce il nostro cuore<br />
e confidiamo nel suo santo nome.<br />
Signore, sia su di noi la tua grazia,<br />
perché in te speriamo.</p>
<p>5. Orazione finale</p>
<p>Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino, e non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna. (Colletta 19 domenica C)</p>
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		<title>Messaggio straordinario della Madonna di Medjugorie del 02 agosto 2010 (Mirjana)</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 12:17:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/madonna_medjugorie.jpg" rel="lightbox[572]"><img class="alignright size-medium wp-image-577" title="madonna_medjugorie" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/madonna_medjugorie-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/mirjana.jpg" rel="lightbox[572]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-709" title="Mirjana" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/mirjana-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Cari figli, oggi vi invito a cominciare insieme a me nei vostri cuori a costruire il Regno dei Cieli, a dimenticare ciò che è personale e, guidati dall’esempio di mio Figlio, a pensare a ciò che è di Dio. Che cosa Lui desidera da voi? Non permettete a satana di aprirvi le strade della felicità terrena, strade in cui non c’è mio Figlio. Figli miei, sono false e durano poco. Mio Figlio esiste. Io vi offro la felicità eterna e la pace, l’unità con mio Figlio, con Dio, vi offro il Regno di Dio. Vi ringrazio.</p>
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		<title>La morale &#8220;fai da te&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:59:26 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/famiglia-cristiana.jpg" rel="lightbox[528]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-547" title="famiglia-cristiana" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/famiglia-cristiana-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Duro affondo del settimanale Famiglia Cristiana sul crollo dei valori etici nella nostra nazione. Uno stato gestito con criteri padronali, dove allignano la corruzione e  la malversazione; la criminalità organizzata fattura miliardi di euro all&#8217;anno ed elevatissimi sono gli indici dell&#8217;evasione fiscale. Una vera e propria questione morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Famiglia e mondo ecclesiastico, proprio in questo periodo di decandenza della nostra società, sono chiamati a dare esempi di coerenza.<br />
Pubblichiamo di seguito l&#8217;anticipo dell&#8217;editoriale apparso ieri sul sito di famiglia cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Anticipiamo l&#8217;editoriale del numero di Famiglia Cristiana in edicola giovedì 5 agosto: &#8220;Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Stupisce la mancata indignazione della gente&#8221;.<br />
03/08/2010  La questione morale agita il dibattito politico dal lontano 1981, da quando cioè – undici anni prima di Mani pulite – l’allora segretario del Pci, Enrico Berlinguer, ne parlò per primo. La Seconda Repubblica nacque giurando di non intascar tangenti, di rispettare il bene pubblico, di debellare malaffare e criminalità. Bastano tre cifre, invece, per dirci a che punto siamo arrivati. Nel nostro Paese, in un anno, l’evasione fiscale sottrae all’erario 156 miliardi di euro, le mafie fatturano da 120 a 140 miliardi e la corruzione brucia altri 50 miliardi, se non di più.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Il disastro etico è sotto gli occhi di tutti. Quel che stupisce è la rassegnazione generale. La mancata indignazione della gente comune. Un sintomo da non trascurare. Vuol dire che il male non riguarda solo il ceto politico. Ha tracimato, colpendo l’intera società. Prevale la “morale fai da te”: è bene solo quello che conviene a me, al mio gruppo, ai miei affiliati. Il “bene comune” è uscito di scena, espressione ormai desueta. La stessa verità oggettiva è piegata a criteri di utilità, interessi e convenienza.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Se è vero, come ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, che «la legalità è un imperativo categorico per tutti, e in primo luogo per i politici, e nessuno ha l’esclusiva», è altrettanto indubbio che c’è, anche ad alti livelli, un’allergia alla legalità e al rispetto delle norme democratiche che regolano la convivenza civile. Lo sbandierato garantismo, soprattutto a favore dei potenti, è troppo spesso pretesa di impunità totale. Nonostante la gravità delle imputazioni. L’appello alla legittimazione del voto popolare non è lasciapassare all’illegalità. Ci si accanisce, invece, contro chi invoca più rispetto delle regole e degli interessi generali. Una concezione padronale dello Stato ha ridotto ministri e politici in “servitori”. Semplici esecutori dei voleri del capo. Quali che siano. Poco importa che il Paese vada allo sfascio. Non si ammettono repliche al pensiero unico. E guai a chi osa sfidare il “dominus” assoluto.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Che ne sarà del Paese, dopo la rottura avvenuta tra Berlusconi e Fini? La scossa sarà salutare solo se si tornerà a fare “vera” politica. Quella, cioè, che ha a cuore i concreti problemi delle famiglie: dalla disoccupazione giovanile alla crescente povertà. Bisogna avere l’umiltà e la pazienza di ricominciare. Magari con uomini nuovi, di indiscusso prestigio personale e morale. Soprattutto se si aspira alle più alte cariche dello Stato. Giustamente, i vescovi parlano di «emergenza educativa». Preoccupati, tra l’altro, dalla difficoltà di trasmettere alle nuove generazioni valori, comportamenti e stili di vita eticamente fondati.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Contro l’impotenza morale del Paese, il presidente Napolitano ha invocato i «validi anticorpi» di cui ancora dispone la nostra democrazia e la collettività. Famiglia, scuola e, soprattutto, mondo ecclesiale sono i primi a essere chiamati a dare esempi di coerenza e a combattere il male con più forza. Anche di questo si dibatterà a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre, nella 46ª edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. Dei 900 delegati, 200 sono giovani. Una scelta. Un investimento. Un piccolo segnale di speranza.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: right;">Fonte: Famiglia Cristiana</p>
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		<title>Estate tempo di vacanze vissute con originalità</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 08:21:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Estate, tempo di sosta, almeno di rallentamento. Tempo che, purtroppo, non è per tutti o non è per tutti ugualmente sereno. Non si possono mettere fuori dalla mente situazioni di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/vacanze.jpg" rel="lightbox[508]"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-511" title="vacanze" src="http://www.santafara.it/wp-content/themes/arras-theme/library/cache/2010/08/vacanze-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Estate, tempo di sosta, almeno di rallentamento. Tempo che, purtroppo, non è per tutti o non è per tutti ugualmente sereno.<br />
Non  si possono mettere fuori dalla mente situazioni di difficoltà e di  sofferenza che la strategia mediatica delle immagini di autostrade  trafficate e di spiagge affollate tenta di rimuovere.<br />
Avvertire  questa &#8220;assenza&#8221;, non subire questo &#8220;silenzio&#8221; significa dare alla  parentesi estiva il significato più vero che è quello di un dono  ricevuto.<br />
Fermarsi è importante e necessario per ritrovare se stessi.  Per chiedersi se si è attori su un palcoscenico allestito da altri e  con un copione scritto da altri oppure persone capaci di pensieri e di  scelte libere e responsabili.<br />
Il conformismo sa indossare maschere attraenti e sorridenti, è una sfida sempre aperta.<br />
Anche per il cristiano che abita con cordialità e fiducia un mondo grande e bello, complesso e problematico.<br />
Le  vacanze, in questo contesto, possono diventare un&#8217;esperienza capace di  comunicare le ragioni più profonde della festa, della convivialità,  della serenità, dell&#8217;allegria.<br />
Non si tratta solo di vacanze alternative ma di un modo alternativo di vivere le vacanze.<br />
Le  innumerevoli proposte estive di formazione o di solidarietà, rilanciate  dal laicato cattolico e dalle comunità ecclesiali locali in questo 2010  così difficile, hanno avuto adesioni sorprendenti a conferma della  robustezza e della qualità di un rapporto tra educatori, famiglie e  giovani.<br />
Sono occasioni educative che hanno tanto più valore quanto  più contribuiscono a creare o approfondire consapevolezze e  responsabilità permanenti.<br />
Ripropongono anche alle &#8220;vacanze normali&#8221;,  senza voler forzare un pensiero, l&#8217;invito a vivere in maniera  straordinaria ciò che è ordinario, a viverlo anche nei luoghi dove  transita o sosta un&#8217;umanità alla ricerca di distensione e ricreazione.<br />
Il  cristiano non prende le distanze da una realtà vacanziera, spesso  confusa e distratta, ma sceglie di starvi dentro con originalità e con  il desiderio di comunicare la gioia della festa.<br />
Senza la pretesa  d&#8217;insegnare si parte dalla concretezza dei gesti e dei comportamenti per  far nascere domande e avviare riflessioni sul tempo ricevuto in dono e  sul tempo da donare.<br />
È, in particolare, un&#8217;occasione per ritrovare e  riconsegnare alle parole del Vangelo e della Chiesa quella leggerezza di  cui, all&#8217;opposto della superficialità e della semplificazione, ha  bisogno la speranza per entrare nel cuore e nella mente delle persone.<br />
Come è per un sorriso, una parola gentile, un gesto di simpatia.<br />
Dalle  cose più semplici e condivise &#8211; il Vangelo non smette di ricordarlo &#8211;  si arriva molto spesso alle questioni più impegnative, con quello stile  di ascolto che toglie la comunicazione dalla mediocrità ed evita che  diventi rinunciataria oppure prepotente o noiosa.<br />
Potrebbero le  vacanze diventare un&#8217;occasione per parlare del tempo che finisce, a  partire proprio da quello della festa e del riposo, e arrivare a quello  senza fine?<br />
Non è da escludere perché quella del tempo è questione  sempre affascinante e attuale. Attorno ad essa sono nate e maturate  grandi riflessioni e scelte di vita.<br />
Non meraviglierebbe se sotto un  ombrellone sulla spiaggia oppure all&#8217;ombra di un pino in montagna, il  tema del tempo fosse al centro di un dialogo, fors&#8217;anche improvvisato,  sull&#8217;essenziale, sul significato più alto e bello del vivere dentro e  fuori la parentesi estiva.</p>
<p style="text-align: right;">Fonte SIR</p>
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