SANTA FARA PATRONA DI CINISI
Fara arriva in Italia attraverso la famiglia francescana: Le prime tracce del culto a Santa Fara si trovano in Sicilia, per la precisione a Sciacca, in provincia di Agrigento, sin dal 1600, ma presto si diffonderà in altre città tra cui Cinisi.
E’ stato per merito delle ricerche che Don Ognissanti Duplessis pubblicò nel 1731 se noi oggi siamo in grado di rocostruire il percorso seguito dalla diffusione del culto in Italia meridionale, a partire dal ’600.
Egli venne in possesso di una lettera scritta il 30 Marzo del 1672da un frate cappuccino della Provincia parigina, G. L. d’Amiens, indirizzata a M.me de La Plas, abbadessa di Faremoutiers. Con tale missiva egli intendeva informarla del fatto che Santa Fara non solo era nota in Sicilia, dove il frate era stato in viaggio, ma addirittura venerata e invocata in diverse città tra cui Cinisi, non ultima Palermo. Egli le comunicò di aver portato con sè dalla Sicilia delle immaginette della santa nonchè una breve biografia a commento delle stesse.
Il frate scrisse inoltre al Ministro Provinciale dell’Ordine dei Frati Cappuccini per avere ragguagli circa il culto di Santa Fara e le sue origini in Sicilia, ottenendo, in risposta la “Relazione del come si è introdotta la devozione della gloriosa Santa Fara nella Provincia dei Frati Cappuccini di Palermo, nel Regno di Sicilia”.
Nella relazione si trova il racconto di come Padre Giovanni da Sciacca, cappuccino del convento di Sciacca, il quale aveva a lungo pregato per un suo problema, non aveva avuto riscontro. Decise allora che si sarebbe rivolto all’ultimo santo che nel mattino seguente avesse incontrato sul martirologio. Era il 7 dicembre e lesse proprio il nome di Santa Fara. La sua preghiera, solo allora, ebbe ascolto.
Dopo qualche giorno il sacerdote Don Giovanni Batta, Vicario del Monastero di Sciacca, gli si raccomandò per delle preghiere e il frate gli consigliò di rivolgersi a Santa Fara. Il sacerdote si impegnò, qualora le preghiere avessero avuto ascolto, a far dipingere l’immagine della Santa. Al quarto giorno di preghiera gli fu accordata la grazia richiesta. Dovette allora tener fede all’impegno preso. Il fanciullo sparì subito dopo. E non fu mai più rivisto dal prete. Dieci anni dopo si scoprì che una suora del monastero delle Benedettine di Sciacca ne aveva una copia identica, perfettamente conservata, che dichiarò di aver ricevuto anche’essa da un fanciullo ricevuto al parlatorio proprio dieci anni prima. L’Abbadessa del Monastero dette allora l’immagine a Padre Giovanni. Ma non conosceva nulla di santa Fara. Giunse da lui un misterioso fanciullo che gli consegnò l’effigie della Santa, assunta poi come modello.
Furono molti, anche qui, i miracoli avvenuti per intercessione di Santa Fara: lo stesso P. Giovanni da Sciacca celebrò tre messe in onore di Santa Fara per una donna incinta che rischiava di morire, ottenendo la grazia.
Un bambino investito da cavallo rimase miracolosamente illeso, riuscendo s fermare le zampe del cavallo che lo sovrastava semplicemente invocando più volte a gran voce il nome di Santa Fara. Diversi furono i casi di fanciulli morti per varie ragioni che, portati al cospetto dell’immagine della Santa, venivano miracolosamente resuscitati.
Padre Giovanni fece allora comporre un quadro per la cattedrale di Palermo a spese del canonico, Don Giuseppe Catara.
Il culto si diffonde in Sicilia: Il sacerdote Matteo Criscuolo nella vita della Santa scritta nel 1798 scrive, a proposito della chiesa dedicata a Santa Fara nella città di Cinisi (30 km da Palermo circa): “Nel 1662 fu promulgata la devozione a Santa Fara in Cinisi, sito nel regno di Sicilia e propriamente nel Vallo di Mazzara. Questo terreno si dava dai padroni per seminarvi il grano, ma poiché gli agricoltori erano molti, né potevano così facilmente udire la Santa Messa nei giorni festivi, essendo quel fondo molto lontano dai paesi, si stabilì che si edificasse in quel luogo una chiesa, per comodo di quei coloni; come infatti si edificò. E, non sapendo quale santo o Santa vi dovessero collocare, essendo diversi i pareri di quella gente, per togliere ogni difficoltà ricorsero ai padri benedettini, affinché questi col sapere e con la Santa prudenza vi assegnassero per titolo di quella nuova chiesa qualche Santo o Santa che fosse di protezione e di aiuto ad ognuno. Ora, quei buoni e prudenti Padri, perché maggiormente la cosa venisse dal Cielo, risolsero di imbussolare una grandissima quantità di nomi di Santi e Sante. Ed ecco già posti tutti in ordine, tirano fuori uno di quei cartellini ed ecco il santo nome della nostra Santa Fara; tutti gridarono: <>. Subito fu fatta l’immagine simile a quella che si conservava nel monastero delle Monache di san Benedetto nella città di Sciacca e fu riposta nella nuova Chiesa.
(Tratto dal diario del 70° anniversario dell’apparizione di santa Fara a Bari, tenuto da Padre Diego Pedone.)
Il culto raggiunge Napoli, Matera, Gravina di Puglia
Il testo della Delsart riporta come nel 1757 alcuni marinai portarono il culto a Salerno e di lì a Napoli, dove l’immagine risultava venerata nelle due chiese di Donna Ròmita e della Pietà dei Turchini in via Medina, dove si trovava un quadro della Santa. Nel 1878 fu invece realizzata la statua.
Il culto a Matera si diffuse specialmente dietro l’impulso dato dalla famiglia Gattini, che fece eseguire due pitture ad olio, delle quali una rappresenta il busto della Santa, l’altra per intero.
A Matera è ancora oggi ben visibile un piccolo altare dedicato a Santa Fara, della quale è effigiato il busto su una tela. L’icona presenta Fara nel suo abito nero benedettino, con la croce bianca sulla fronte, simbolo dell’Ordine. Nel quadro vengono anche presentati i simboli ricorrenti della sua iconografia: il pastorale nella mano sinistra, segno esteriore della dignità abbaziale, le spighe, sempre nella sinistra, e il libro aperto nella mano destra con la frase latina tratta dal salmo che fu tanto caro alla Santa di Faremoutiers (Salmo 125) “Qui seminant in lacrymis in exultatione metent”.
Da Matera il culto raggiunse Gravina di Puglia, dove il canonico Mastrogiacomo nel 1914 assistette personalmente ad un miracolo e si impegnò nella propagazione del culto di Santa Fara.