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XXXIII^ Domenica del Tempo Ordinario - Anno B - 15 novembre 2009
Saper comprendere i segni dei tempi
Prima lettura: Daniele 12,1-3
In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel li-bro. Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.

Video Presentazioni
Vangelo
Vangelo 2
Letture
Inserito da Gianluca il 16 Nov 2009

XXXII^ Domenica del Tempo Ordinario - 8 novembre 2009: l'obolo della vedova

LECTIO

 Prima lettura    (1 Re   17, 10-16)

 In quei giorni, Elia si alzò e andò a Zarepta. Entrato nella porta della città, ecco una vedova raccoglieva la legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso perché io possa bere». 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Prendimi anche un pezzo di pane». 12Quella rispose: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' di olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo». 13Elia le disse: «Non temere; su, fa' come hai detto, ma prepara prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché dice il Signore: La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non si svuoterà finché il Signore non farà piovere sulla terra». 15Quella andò e fece come aveva detto Elia. Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunziata per mezzo di Elia.

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Inserito da Gianluca il 08 Nov 2009

1 Novembre 2009- solennità di tutti i santi
tuttisantiPrima lettura: Apocalisse 7,2-4.9-14
 Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono se-gnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

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Inserito da Gianluca il 01 Nov 2009

XXX^ Domenica del Tempo Ordinario - 25 ottobre 2009
Cieco di Gerico Domenica del cieco di Gerico  
Tema: Gesù luce del mondo, dona la fede per vedere il volto compassionevole e la tenerezza di Dio Padre a seguire la sua strada.
I Lettura: Ger 31,7-9
Dal Salmo 125(126) –Grandi cose ha fatto il Signore per noi.-
II Lettura: Eb 5,1-6
Rit. Alleluia, alleluia.
“Il salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte
e ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo”.
Rit. Alleluia.

Vangelo (Mc 10, 46-52)

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”.
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”.
Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”. Chiamarono il cieco, dicendogli: “Coraggio! Àlzati, ti chiama!”. Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: “Che cosa vuoi che io faccia per te?”. E il cieco gli rispose: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”. E Gesù gli disse: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
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Inserito da Gianluca il 26 Oct 2009

XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario - 11 ottobre 2009 - Sulla sapienza del cuore
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XXVIII^ Domenica del Tempo Ordinario

L E C T I O

 

Prima lettura: Sapienza 7,7-11

 

7Pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza. 8La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; 9non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l'oro al suo confronto è un po' di sabbia, e come fango sarà valutato di fronte ad essa l'argento. 10L'amai più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana. 11Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

 

La finzione letteraria vuole che Salomone, il re saggio, sia stato autore del libro della Sapienza. Si tratta in realtà di uno scritto tardo, pervenutoci solo in greco, redatto probabilmente dai Giudei in diaspora ad Alessandria d’Egitto, nel I secolo a.C.

La vera sapienza non è frutto di abilità o di acquisizione umana, ma è un dono che può essere ricevuto solo da Dio; lo stesso Salomone l’aveva ottenuta all’inizio del suo regno per averla insistentemente chiesta nella preghiera di Gabaon (1Re 3,6-13): lì egli non aveva voluto da Dio né ricchezza né potere, ma un cuore capace di ascoltare, capace cioè di discernere, per governare rettamente. Proprio a quella preghiera, rimasta esemplare presso gli Ebrei perché presentata da un uomo giovane, ricco e potente, fa cenno l’autore di questo testo: per ottenere il dono della sapienza si devono operare alcune scelte. Salomone la ha preposta a sette beni: scettri, troni, ricchezze, gemme, salute, bellezza e luce. Si tratta di beni esterni e materiali e di beni che riguardano la vita fisica dell'uomo: anche questi, e perfino la luce degli occhi, non sono paragonabili alla sapienza,unico vero bene dell'uomo.

La profondità di questo testo sta nel suo valore profetico: per il cristiano infatti Gesù, sapienza del Padre, vero volto umano di ogni perfezione e di ogni metafora biblica, è l’unica ricchezza.

Inserito da Gianluca il 10 Oct 2009

XXVII^ Domenica del Tempo Ordinario - 4 ottobre 2009 - Sul divorzio e i bambini, sull'eguaglianza tra moglie e marito

Avviso - Domenica 4 Ottobre Festa Madonna del Rosario ore 18.30 Santa Messa e Supplica - Santuario di Maria SS. del Furi.
N.B. Giornata conclusiva, dalla domenica successiva la messa pomeridiana sarà celebrata nella chiesa madre di Santa Fara.

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nozze

L E C T I O

 

Prima lettura: Genesi 2,18-24

 

18Il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo, e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.

21Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola che aveva tolta all'uomo una donna, e la condusse all'uomo. 23Allora l'uomo disse: «Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall'uomo è stata tolta». 24Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

 

Dio, che ha visto «buona» ogni cosa creata (cfr. Gen 1), vede che «non è bene che l'uomo sia solo» (v. 18). Gli animali, nella varietà delle loro specie, non sono in grado di colmarne il vuoto esistenziale. Su di essi l’uomo esercita discernimento e autorità, determinandone le funzioni; ma essi non sono 'simili a lui' (vv. 19s.).

La creazione della donna dalla parte più nobile dell'uomo – il torace sede del cuore – è comune a molte mitologie medio-orientali. Al termine della sua opera Dio conduce all'uomo la donna creata (v. 22), come inizialmente gli aveva condotto gli animali (v. 19a), ma ben diverso è l'esito. L'uomo riconosce nella donna la creatura a lui uguale in dignità (v. 23): ad essa lo lega un vincolo forte, per stringere il quale anche i rapporti con i genitori si trasformano (v. 24). L'uomo e la donna sono creati per essere una cosa sola: l’ebraico esprime questa profonda unità nel definire la donna isha, femminile di ish che è uomo (v. 23: La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta).

Inserito da Gianluca il 03 Oct 2009

XXIII^ Domenica Tempo Ordinario anno B - 6 settembre 2009

L E C T I O

 

Prima lettura: Isaia 35,4-7a

 

4Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». 5Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. 6Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. 7La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua.


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Inserito da Gianluca il 05 Sep 2009

Domenica XXII^ Tempo Ordinario Anno B - 30 agosto 2009

L E C T I O

 

 

Prima lettura: Deuteronomio 4,1-2.6-8

Mosè parlò al popolo 1« dicendo: Ora dunque, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso del paese che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. 2Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando, e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo, 6e li metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente. 7Infatti qual grande nazione ha la divinità così vicina a sé, come il Signore nostro Dio è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? 8E qual grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi espongo?».


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Inserito da Gianluca il 29 Aug 2009

XXI^ Domenica del Tempo Ordinario - Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna

LETTURE: Gs 24,1-2a.15-17.18b; Sal 33; Ef 5,21-32; Gv 6,60-69

Giovanni descrive sempre con interesse le reazioni degli ascoltatori di Gesù. Precedentemente ha analizzato gli atteggiamenti di un dottore della Legge (Gv 3), di una donna del popolo (Gv 4) e di un funzionario (Gv 4,43-53); ora passa a descrivere le reazioni di coloro che circondano Gesù, di fronte al suo discorso sul pane di vita.

Un discorso duro
In Giovanni si ripropone il dilemma: credere o non credere? Gesù ora si è pienamente manifestato; ormai è chiaro ai discepoli ciò che significa accettarlo. Molti non se la sentono e se ne vanno. Ciò che Gesù ha chiesto è troppo. Alcuni esclamano: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». È l'imbarazzo di fronte ad una scelta che non ammette possibilità di alibi o di evasioni. Gesù non fa niente per ammorbidire il suo discorso. Le sue parole sono destinate a provocare «rottura». Egli diventa segno di contraddizione. La parola di Gesù invita, o meglio, obbliga ad uscire da se stessi per seguire Dio; a superare «la carne » per vivere nello «Spirito»; a non chiudersi nel temporaneo, nel contingente, ma a puntare sull'eterno.

Inserito da Gianluca il 22 Aug 2009

XX^ Domemica del Tempo Ordinario - Gesù Pane Vivo disceso da cielo
Gesù spezza il pane

In tutte le civiltà «tradizionali» il pasto è una realtà di portata religiosa.  La maggior parte delle religioni conoscono banchetti sacri. Condividere la stessa mensa, mangiare in comune crea tra i convitati vincoli sacri cui sono associati gli dèi.
Ma presso il popolo di Israele il banchetto sacro ha un significato particolare: è la celebrazione-ricordo di un evento storico. Rinnova l'alleanza divenendo memoriale delle meraviglie compiute da Dio per il suo popolo. Ogni anno il banchetto pasquale richiama l'Esodo, l'evento liberatore per eccellenza che attualizza la speranza della salvezza nella «memoria» delle meraviglie di un tempo.

Il pane disceso dal cielo
I profeti aiuteranno il popolo a rendersi conto che «celebrare la Pasqua» non si identifica automaticamente con la partecipazione materiale al banchetto, sia pure compiuto con il rito prescritto, ma che è necessaria la conversione del cuore, cioè la rinnovazione della propria fedeltà all'alleanza di Dio.
Gesù, venuto ad instaurare una nuova ed eterna alleanza, va preparando il suo nuovo banchetto annunciando un nuovo pane: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (vangelo). Di fronte allo stupore e all'incredulità dei suoi ascoltatori afferma la necessità assoluta di mangiare il suo corpo e bere il suo sangue per avere la vita: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate...». In questo modo l'Eucaristia preannunciata da Gesù nel discorso sul pane di vita, realizzata nell'ultima cena e attualizzata nella Messa per volere di Gesù, diventa per ogni comunità cristiana la sorgente di un nuovo modo di vivere nella carità, nella collaborazione e nel servizio; un pegno di speranza (pane di vita eterna) di immortalità. «I nostri corpi nutriti dall'Eucaristia non sono corruttibili, perché portano in se stessi la speranza della risurrezione eterna» (sant'Ireneo).

Inserito da Gianluca il 16 Aug 2009

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B " Mandati a evangelizzare "

Il profetismo nel senso stretto della parola non è mai, in Israele, una istituzione, come la regalità e il sacerdozio: Israele può darsi un re, ma non può darsi un  profeta; questo è un dono di Dio, oggetto di una promessa, ma accordato liberamente. Profeta si diventa per una speciale chiamata e iniziativa divina, non per designazione o consacrazione degli uomini.

Inserito da Antonio Palazzolo il 12 Jul 2009

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B " Servi del gregge, non padroni "

Profondamente radicata  nell'esperienza degli «aramei nomadi» (Dt 26,5), quali furono i Patriarchi di Israele appartenenti ad una civiltà pastorale, la metafora del pastore che guida il gregge esprime in modo mirabile due aspetti apparentemente contrari e spesso separati dell'autorità esercitata sugli uomini.

Inserito da Antonio Palazzolo il 12 Jul 2009

XIII^ Domenica del Tempo Ordinario - Il Signore è il Dio della vita

Una certa saggezza, che ha avuto i suoi seguaci in tutti i tempi, e che oggi è favorita dalla mentalità scientifica positiva, tende a far accettare la prospettiva della morte con razionale serenità, senza paure, senza illusioni consolatorie, come una cosa naturale. Ma la realtà è più forte di qualsiasi dottrina. Sopraffatto dall'inesorabile certezza della morte, l'uomo si ribella contro di essa e dopo aver gustato il sapore della vita non vorrebbe mai più morire. Ha la chiara percezione che la morte è tutt'altro che lo sbocco naturale della vita. Essa è una violenza alla sua sete inestinguibile di vita.

Inserito da Gianluca il 29 Jun 2009

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO: "Un grande profeta è sorto tra noi"
Le domeniche precedenti ci hanno presentato un Gesù dominatore delle malattie e delle potenze demoniache. Oggi il suo potere si allarga fino ad abbracciare gli elementi della natura nella loro raffigurazione più grandiosa e potente: il mare. Il tema è fondamentalmente uguale, perché nel simbolismo della Bibbia, il mare, pur sottomesso al dominio di Dio, rimane un mondo carico di misteri e di pericoli, a motivo della profondità dei suoi abissi, dell'amarezza delle sue acque, del perpetuo fluttuare delle sue onde, della sua potenza distruttrice quando si scatena. Esso diventa perciò anche l'immagine più eloquente ed efficace delle forze del male, orgogliose e minacciose, che trovano una plastica raffigurazione nei mitici e favolosi mostri che la fantasia popolare colloca nei suoi abissi
Inserito da Antonio Palazzolo il 19 Jun 2009

DOMENICA DOPO LA TRINITA' SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO

L'antica alleanza del Sinai tra Dio e Israele si era compiuta attraverso tre momenti successivi: la manifestazione  di Dio al suo popolo (Es 19), la consegna del  decalogo, «le dieci parole di Dio» (Es 20,1-21), come legge costituzionale,  e il codice  dell'alleanza (ampliamenti del decalogo: Es  20,22-23,33).  E si era conchiusa e sancita  solennemente  con dei «sacrifici  di comunione» (Es  24).
La nuova ed eterna alleanza fra Dio e l'umanità si è pure compiuta attraverso tre momenti simili a quelli: una nuova, più  profonda e universale manifestazione di Dio in Cristo (Me 1,10-11; 9,2-8), un decalogo riportato alla sua purezza e  integrità, al suo «compimento» (Mt 5,17-48), e il nuovo  codice delle beatitudini, della legge interiore, del «comandamento nuovo» dell'amore (Mt 5,1-12;  6-7; Gv  13,34-35; 15,10-17). Essa  pure si è conclusa  ed è stata solennemente sancita nel vero «sacrificio di comunione» nel Sangue  di Cristo (Me 14,22-24;  ecc.).
L'odierna celebrazione del Corpo e del Sangue di  Cristo ci richiama a tutta la nuova alleanza che acquista così un significato più pieno, e a sua volta  fa capire  meglio  la  portata del sacrificio di Cristo.

Inserito da Antonio Palazzolo il 08 Jun 2009

DOMENICA DOPO PENTECOSTE DELLA SANTISSIMA TRINITA'
Protagonisti della salvezza dell'uomo
Raggiunta la  vetta, se la giornata è limpida si guarda tutto il cammino percorso, per misurarne l'ampiezza, per contemplare nel suo insieme l'immenso panorama che prima si  è  ammirato nei particolari. È un simbolo di ciò che la festa della  SS. Trinità ci chiama a fare,  a  conclusione della  celebrazione  del mistero dell'Incarnazione e della Redenzione.  Dio è il protagonista della storia della salvezza; ma non un Dio astratto, solitario: è il Dio comunità di amore, Padre, Figlio e Spirito Santo. 
Inserito da Gianluca il 07 Jun 2009

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Dalla Diocesi di Monreale

 Terza lettera pastorale di S.E. Mons. Salvatore Di Cristina "Battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo"
 Gurda la presentazione della lettera pastorale fatta dal Vicario Generale Mons. Dolce
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